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Sara e Ilaria: troppe vite spezzate, un’epidemia che richiede azioni concrete

di Maria Josè Caligiuri

Sara e Ilaria, due giovani vite spezzate da una violenza assurda e ingiustificabile, proprio da parte di chi diceva di amarle. Questi episodi non sono casi isolati, ma segnali di un problema profondo e radicato che richiede una riflessione urgente da parte del mondo maschile e della società intera.

Non si tratta più del delitto d’onore, abolito nel 1981, che considerava la donna proprietà dell’uomo. Oggi il problema è diverso: è il risultato di un vuoto educativo e relazionale, dove non si insegna più a gestire la frustrazione senza ricorrere alla violenza.

Non possiamo puntare il dito su una sola parte. I genitori spesso non hanno il supporto necessario e non riescono a riconoscere la rabbia e l’aggressività nei propri figli. La scuola, pur avendo un ruolo cruciale, è spesso priva degli strumenti adeguati per intervenire.

Serve una rete di supporto, una comunità educante che coinvolga famiglie, scuole e istituzioni. La politica deve agire per riportare al centro l’educazione emotiva, insegnando ai giovani a riconoscere e gestire le proprie emozioni.

Quel coltello non è solo un’arma, ma il simbolo di chi non ha altre risorse per affrontare un rifiuto o far valere la propria voce. Se non interveniamo prima, continueremo a rincorrere l’emergenza, senza mai risolvere il problema alla radice.