Una recente decisione della Corte di Cassazione ha stabilito che sui documenti d’identità dei figli non sia più obbligatorio indicare “padre” e “madre”, ma si possa usare la dicitura “genitore 1” e “genitore 2”.
Questa decisione è arrivata in seguito al ricorso del Ministero dell’Interno contro una sentenza della Corte d’Appello che aveva dato ragione a una coppia. La Cassazione ha spiegato che non permettere di indicare la reale composizione familiare sul documento di un minore è “discriminatorio” e “illegittimo”.
In pratica, questo significa che non è più valido un decreto del 2019 che permetteva di indicare solo “padre” e “madre” sui documenti. La Corte d’Appello aveva invece approvato l’uso di “genitore 1” e “genitore 2” sulla carta d’identità, bocciando di fatto il decreto precedente.
I giudici della Cassazione hanno sottolineato che impedire a un bambino di avere un documento valido per viaggiare all’estero solo perché è figlio di un genitore biologico e di uno adottivo dello stesso sesso sarebbe “irragionevole e discriminatorio”.
La Cassazione ha anche ricordato di aver già riconosciuto l’importanza per un bambino di creare legami familiari con entrambi i genitori, anche in caso di adozione da parte di coppie dello stesso sesso.
Questa decisione rappresenta un importante passo avanti per il riconoscimento delle diverse forme di famiglia e per i diritti dei bambini che ne fanno parte. Da anni, alcuni Comuni si battono per poter registrare all’anagrafe i genitori di coppie omosessuali come “due madri” o “due padri”. Ora, la Cassazione ha dato il suo via libera, aprendo la strada a documenti più inclusivi.



