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Impianto di Coda di Volpe, Guccione: “Rimuovere gli ostacoli per avviare lavori fermi da quattordici anni”

Il sistema infrastrutturale e la tutela ambientale dell’area urbana vasta Cosenza-Rende e dell’intera Valle del Crati si trovano davanti a un bivio decisivo. Al centro del dibattito politico e gestionale c’è il necessario ammodernamento dell’impianto di depurazione di Coda di Volpe, situato nel territorio comunale di Rende, un’opera la cui attivazione definitiva non è più procrastinabile.

L’allarme e la proposta arrivano direttamente da Carlo Guccione, esponente della Direzione Nazionale del Partito Democratico, che ha sollevato la questione legata ai ritardi accumulati negli anni e alle pesanti ripercussioni economiche e ambientali per la Calabria.

Un finanziamento fermo da quattordici anni

La vicenda amministrativa dell’impianto affonda le radici nella delibera Cipe numero sessanta del 2012. Quell’atto aveva stanziato trentasette milioni di euro, attraverso lo strumento del project financing, con il preciso obiettivo di aumentare la capacità e l’efficienza di depurazione della struttura gestita dal Consorzio Valle Crati. Da allora, però, le procedure sono rimaste impantanate nelle maglie della burocrazia.

“Occorre pertanto accelerare tutte le procedure necessarie per consentire l’avvio dei lavori, che da oltre quattordici anni non riescono a partire, rimuovendo gli ostacoli burocratici e amministrativi che continuano a rallentare la realizzazione dell’intervento.”

Questo stallo prolungato ha precise conseguenze finanziarie. L’Italia è infatti sottoposta a una procedura d’infrazione comunitaria a causa delle carenze nel sistema di trattamento delle acque reflue e versa ogni anno sanzioni pecuniarie molto onerose all’Unione Europea, provocate anche dalle criticità specifiche registrate nel sito di Rende.

L’impatto economico e l’appello per una task force

Il corretto funzionamento del depuratore di Coda di Volpe non risponde soltanto a un’esigenza di rispetto delle normative vigenti o di salvaguardia del fiume Crati. L’impianto serve direttamente la zona industriale di Rende, il comune di Zumpano e i principali insediamenti produttivi dell’area. La mancanza di un servizio di depurazione moderno condiziona le scelte strategiche del tessuto imprenditoriale locale.

“La depurazione delle acque reflue non è soltanto una questione ambientale, ma rappresenta una delle infrastrutture fondamentali per lo sviluppo economico e produttivo di un territorio. Senza un adeguato sistema di depurazione, infatti, diventa difficile programmare l’espansione delle attività produttive e attrarre nuove iniziative imprenditoriali.”

Per superare la paralisi gestionale viene indicata una precisa linea d’azione: l’istituzione immediata di un tavolo di coordinamento operativo che riunisca i soggetti decisori per velocizzare le autorizzazioni.

“Bisogna istituire subito una task force tra il Consorzio Valle Crati e la Regione Calabria per fare partire immediatamente i lavori e consentire al territorio di uscire definitivamente dalla procedura di infrazione europea legata alla depurazione. Un’azione coordinata e tempestiva è necessaria per superare ogni ritardo e garantire il rispetto degli impegni assunti.”