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“Era lui a indicarmi la strada”: a Tor Vergata l’omaggio a Francesco Occhiuto, il ricercatore gentile

Ieri, all’Università di Tor Vergata, si è svolta una commemorazione in onore di Francesco. È stato un momento carico di emozione, vissuto con rispetto e affetto sincero. “Ringrazio con tutto il cuore il Magnifico Rettore, i professori, i colleghi di Francesco, gli amici e tutte le persone che gli hanno voluto bene – ha detto il senatore Mario Occhiuto –. Chi ha reso possibile questo incontro, e chi ha scelto di esserci, anche solo in silenzio.”

Le parole del padre: il dolore e l’insegnamento

Nel suo discorso, Mario Occhiuto ha ripercorso il cammino condiviso con il figlio. “Ripensando a quel percorso, rivedo con occhi nuovi molte delle cose che mi ha detto. Le sue confidenze, i suoi pensieri, le sue fragilità. Io cercavo di incoraggiarlo verso scelte più concrete, più sicure. E invece era lui a indicarmi una strada: la più giusta e la più umana.”

Quelle che un tempo sembravano visioni ingenue, oggi appaiono come insegnamenti profonditracce lasciate da un’anima autentica.

Francesco, un ricercatore umano

Durante la commemorazione, colleghi e professori hanno ricordato Francesco come una persona riservata, ma profondamente premurosacompetente nel lavoro e empatica nelle relazioni. “Una persona gentilerispettosa, capace di creare legami autentici, di ascoltare con attenzione, di portare calma e profondità anche nei contesti più difficili.”

La sua idea di ricerca: utile e partecipata

Francesco credeva in una ricerca con uno scopo umano, lontana da logiche di visibilità o titoli. “Quando parlava dei suoi sensori per studiare i disturbi del comportamento alimentare, si accendeva. Era felice quando qualcosa funzionava.”

Un approccio inizialmente accolto con scetticismo, ma oggi riconosciuto come innovativo e rispettoso della persona. Un metodo che coinvolgeva i pazienti, li rendeva partecipi. “Nel suo modo silenzioso e determinato, Francesco ha lasciato un’impronta umana e professionale che oggi tutti riconoscono. Ora tutti vogliono che la ricerca continui così come lui l’aveva impostata. Perché aveva ragione lui.”

Una promessa per il futuro

“Oggi sento che la memoria di Francesco va custodita con l’impegno. Un impegno per una ricerca più umana. Per un’università e una società che non dimentichino mai che tutto – il sapere, il lavoro, la scienza – deve essere al servizio della persona.”

Il senatore ha anche accennato all’idea di una fondazione dedicata a Francesco: “Un luogo semplice, ma vero. Che si ispiri alla cura e all’ascolto, alla ricerca fatta con verità. Che parli a chi, come lui, si sente invisibile, ma ha dentro un mondo da donare. Se accadrà, sarà per lui.”