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Anna Gaetano racconta suo fratello Rino: “Appena potevamo tornavamo a Crotone dalla zia, Rino amava la cucina piccante”

In una lunga intervista al Corriere della Sera Anna Gaetano, la sorella 80enne di Rino Gaetano, racconta aneddoti d’infanzia e gli ultimi giorni di vita del fratello, prima dell’incidente sulla Nomentano in cui perse la vita, il 2 giugno 1981, a 30 anni.

“Il primo ricordo? Mamma andava a lavorare. Avevo 6 anni e nonna Marianna me lo faceva tenere in braccio come un bambolotto. Fasciato stretto arrotolato, così le gambine crescevano dritte. Fu battezzato Salvatore dallo zio paterno, di secondo nome Antonio, come l’altro zio. Non riuscivo a chiamarlo Salvatorino. Troppo lungo, diventò Rino. Gli davo la pappa col cucchiaino”.

Un’infanzia non facile

“Non tanto felice, tirata, erano tempi magri, c’era la fame. A casa il latte non lo vedevamo mai. Per fortuna nostro padre lavorava al forno. Ci portava ogni giorno il pane caldo caldo. Nonna ci metteva sopra l’olio e lo zucchero, era la nostra colazione. Papà era cardiopatico, lavorava perché doveva. Fino a un certo punto lo ha tenuto su la gioventù, poi non più. Stava spesso male, era ricoverato”.

La villa col pollaio

“Rino l’aveva comprata nel 1979 a Mentana, per starci con i nostri genitori. Il recinto già c’era, lui voleva metterci le galline così avrebbero fatto l’ovetto fresco per papà. Dopo la sua morte i miei non la vollero tenere, io invece non l’avrei mai venduta, avevo trovato da affittarla al calciatore Bruno Giordano, non se ne fece più nulla”.

Crotone rimasta sempre nel cuore

“Non facevamo mai vacanze, non si poteva. A casa abbiamo patito la fame e l’affetto. Papà stava sempre male, mamma faceva quello che poteva. Non siamo mai stati in nessun posto. Da grandi appena potevamo tornavamo a Crotone dalla zia che ci cucinava i calamari ripieni, le cozze, i peperoni fritti. Rino andava matto per la cucina calabrese piccante”.

Il girono più bello

“Quello dopo il Sanremo del ’78 . Anche se era arrivato terzo con Gianna, mio fratello era contento, io pure di più. Ci siamo visti in un ristorante a Trastevere e abbiamo mangiato e bevuto la grappa Nardini che gli piaceva tanto. Papà era preoccupato perché secondo lui con la musica non si combinava nulla. Mamma era portiera in uno stabile dove abitavano certi signoroni molto ricchi che l’avrebbero aiutata a sistemare il figlio. Alla fine era riuscita a trovargli un posto alla Banca d’Italia in via del Corso. Rino promise: “Se non ho successo, alla fine ci vado”. Giacche ne aveva, ma lui la cravatta non la sopportava”.

L’amicizia con Venditti e De Gregori

“Avevano la stessa casa discografica, c’era anche Mal, ammazza che bello che era. Mio fratello non aveva l’auto, lo portavo io. Erano molto legati, tre fratelli. Quando uscivano insieme, Francesco e Rino pagavano la benzina, Antonello ci metteva la macchina».

Il carattere di Rino

“Era splendido, rideva e scherzava, metteva pace tra le coppie. L’unico suo dolore era per la salute di papà. Ci avevano detto che sarebbe durato poco, che poteva morire da un momento all’altro e lui ci soffriva.

“Gianna” dedicata alla sorella

“Infatti si doveva chiamare Anna, ma suonava male. Gli dissi: “Hai scritto una canzone per zia Maria, una per zia Rosina — la sorella di papà, che ha 99 anni e vive in Australia — , ora tocca a me”.

Il rapporto con le donne

“Era bello e qualche soldo lo maneggiava. Donne ne aveva tante. A Sanremo ci andò a 27 anni e tre mesi, fino ai 30 si è dato da fare, che pensa? Avevo le chiavi della villa, dopo qualche giorno andavo di nascosto a mettere a posto. Si sarebbe sposato l’anno dopo, ma la casa non era ancora pronta, i termosifoni erano scrostati per l’umidità”.

L’incidente

“Quella mattina mamma mi telefonò alle 5. “Corri che Rino ha avuto un incidente con la macchina. Non è niente di grave, si è rotto la gamba e il braccio”. “Menomale”, pensai. “Quelli si mettono a posto”. Poi però mi spiegò che i poliziotti erano andati a casa ad avvisarla e quello mi sembrò un brutto segno. Corsi al Policlinico. arrivai alle 6 meno un quarto. C’era già Gigione, il suo amico stracciarolo. “Anna, Rino è grave. Se gli serve il sangue glielo dono io”. Alle 6 mio fratello non c’era più. Quando ho dovuto fare il riconoscimento sono caduta per terra”

Chi era Rino Gaetano?

“«Era l’essere umano più umano che esiste. Sa, io me lo sogno spesso. Nel 2013, quando mi sono operata la seconda volta per un cancro, mi ha detto: “Anna, non avere paura, stai tranquilla”.