Sono trascorsi 33 anni da quel tragico 23 maggio 1992, quando a Capaci la mafia siciliana sferrò il suo colpo più feroce, strappando alla vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.
Anche oggi, come ogni anno, Palermo si ferma, onorando la memoria delle vittime con una serie di iniziative che toccano il cuore della città.
Cortei silenziosi, canti che squarciano il dolore, mostre che ricostruiscono la memoria e alberi piantati in segno di vita e speranza: sono questi i gesti con cui la città di Palermo commemora chi non c’è più, ribadendo un “no” forte e chiaro alla violenza mafiosa. La partecipazione è sentita, un segno tangibile di una comunità che non dimentica e che continua a lottare per la giustizia e la legalità.
Tra le voci che si levano in questo giorno di memoria, quella di Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia, risuona con particolare forza. “Non abbiamo solo il dovere di ricordare,” ha dichiarato Occhiuto, “Abbiamo, soprattutto, la responsabilità di rinnovare ogni giorno l’impegno per la legalità, per costruire una società giusta, libera dalla paura e dal ricatto mafioso.” Un messaggio chiaro, che va oltre la semplice commemorazione, trasformandosi in un monito all’azione quotidiana per un futuro libero dall’oppressione criminale.
La strage di Capaci rappresenta una ferita ancora aperta nella storia italiana, ma la costante e sentita partecipazione alle commemorazioni dimostra la resilienza di un popolo che non si arrende. Il ricordo di Giovanni Falcone e di tutte le vittime della mafia non è solo un omaggio al passato, ma un faro che illumina il cammino presente e futuro verso una società libera e giusta.



