La “neonata”, o “bianchetto”, ovvero gli esemplari immaturi di pesce azzurro (principalmente sardine e acciughe), è al centro di uno scandalo che travolge le coste di Calabria e Sicilia.
Il Gruppo Adorno, un’associazione di volontari anti-bracconaggio, ha acceso i fari su questa pratica illegale, portando la denuncia direttamente all’attenzione dell’Unione Europea.
Si tratta di un business miliardario che, nonostante i divieti, continua a prosperare in un clima di sostanziale impunità. Il novellame, la cui pesca è severamente proibita, viene venduto ovunque, spesso “sotto banco” ma non di rado alla luce del sole, soprattutto in alcuni mercati siciliani, ignorando le normative a tutela della fauna marina.
La Calabria ionica e le stime allarmanti del mercato nero
Le coste calabresi, in particolare quelle ioniche, sono l’epicentro di questa attività illecita. Da gennaio a marzo di quest’anno, solo in questa area, sono state sequestrate ben 11 tonnellate di bianchetto. Un dato allarmante che, tuttavia, rappresenta solo la punta dell’iceberg.
Le stime della Guardia di Finanza, che intercetta frequentemente il pesce destinato al mercato siciliano, ipotizzano che le tonnellate effettive di novellame immesse illegalmente sul mercato possano aggirarsi intorno alle 100 mila tonnellate. Numeri da capogiro che evidenziano la portata devastante di un fenomeno che mette a serio rischio la sopravvivenza stessa della fauna marina del Mediterraneo. La pesca del novellame, infatti, impedisce ai pesci di raggiungere la maturità riproduttiva, compromettendo l’intero ecosistema.
L’interrogazione al Parlamento Europeo
La gravità della situazione ha spinto l’europarlamentare Cristina Guarda di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) a presentare un’interrogazione al Parlamento Europeo contro l’Italia. Questa mossa sottolinea la necessità di un intervento più incisivo e di un maggiore controllo da parte delle autorità italiane ed europee per contrastare un fenomeno che non solo depreda il mare, ma alimenta anche un’economia sommersa e illegale. L
a denuncia del Gruppo Adorno e l’azione politica di Cristina Guarda sperano di accendere i riflettori su questa piaga, spingendo verso l’adozione di misure più stringenti e una maggiore cooperazione transfrontaliera per tutelare le risorse marine e garantire un futuro sostenibile per la pesca nel Mediterraneo.



