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Trump raddoppia i dazi su acciaio e alluminio: Cina ed Europa nel mirino

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha intensificato la sua politica commerciale, annunciando un significativo aumento dei dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio, portandoli al 50%. L’annuncio è avvenuto in occasione della visita allo stabilimento della US Steel in Pennsylvania, dove Trump ha ribadito l’importanza di queste misure per la sicurezza dell’industria siderurgica americana.

Le nuove tariffe scatteranno da mercoledì 4 giugno, come annunciato da Trump sulla sua piattaforma Truth Social. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare ulteriormente le industrie americane dell’acciaio e dell’alluminio, sostenendo che i dazi già imposti durante la sua precedente amministrazione furono cruciali per la sopravvivenza di stabilimenti come quello di Pittsburgh. Nonostante la partnership recentemente annunciata tra US Steel e la giapponese Nippon Steel, Trump ha rassicurato che US Steel “continuerà a essere controllata dagli Stati Uniti” e ha assicurato che “non ci saranno licenziamenti o delocalizzazioni di posti di lavoro a causa dell’accordo”.

Pugno duro contro Cina ed Europa

Trump ha chiarito che intende mantenere la sua linea sui dazi, anche di fronte a eventuali battaglie legali che sono appena iniziate. Il suo bersaglio principale rimane la Cina, accusata di aver “violato” gli accordi commerciali precedentemente stabiliti. Sebbene non abbia specificato la natura esatta della violazione, l’affondo di Trump non lascia adito a dubbi: le tensioni tra Washington e Pechino sono tornate a salire. Trump ha spiegato di aver siglato un “accordo rapido” con Pechino per aiutarla ad affrontare un “grave pericolo economico” che avrebbe potuto causare “disordini civili” nel paese. Nonostante l’aiuto ricevuto, la Cina “ha completamente violato il suo accordo con gli Stati Uniti”, ha attaccato il presidente.

L’amministrazione Trump considera Cina e Unione Europea i partner commerciali più “spietati” degli Stati Uniti. Con l’Ue i contatti proseguono alla ricerca di un accordo entro il 9 luglio. Il commissario europeo per il commercio e la sicurezza economica Maros Sefcovic ha sentito il segretario Howard Lutnick mantenendo così vivo il dialogo. “Il nostro tempo e le nostre energie sono pienamente concentrate, poiché fornire soluzioni lungimiranti rimane una priorità assoluta dell’Ue. Restiamo in contatto costante”, ha detto Sefcovic dopo il colloquio.

Piani di riserva e futuri scenari

Impegnata nelle trattative a tutto campo per spuntare intese commerciali, l’amministrazione Trump lavora anche a un piano B per salvare e schermare la politica commerciale del presidente, gettata nel caos dalla decisione dei tribunali americani che l’hanno evidentemente indebolita. Forte della decisione della Corte di appello di mantenere almeno per ora in vigore le tariffe, la Casa Bianca valuta il ricorso ad altre leggi che consentano al presidente di decidere unilateralmente e senza il Congresso in materia commerciale. Una delle opzioni al vaglio è l’imposizione di tariffe in base a una disposizione mai utilizzata prima del trade act del 1974, che include una clausola che consente dazi fino al 15% per 150 giorni per affrontare gli squilibri globali. L’amministrazione però è consapevole che il ricorso a una legge diversa da quella bocciata dalla Us court of International Trade rischia di essere visto dai tribunali come un’ammissione di sconfitta. Per questo sembrerebbe guardare con fiducia alla Corte Suprema a maggioranza conservatrice, alla quale potrebbe ricorrere e considerata la possibile ‘salvatrice’ di ultima istanza di Trump.