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Panico in pieno giorno: esplosi 26 colpi di pistola, carabinieri sulle tracce del centauro solitario,

Rosarno si è risvegliata con un macigno sul cuore , il rimbombo di colpi ancora vividi nella mente e la paura che si insinua tra le sue vie centrali. Non è stata una notte di tempesta, ma un sabato mattina di sole , un momento che avrebbe dovuto essere ordinario, trasformato invece in una scena degna di un film d’azione , con l’eco di una violenza inaudita. La comunità ora chiede risposte, mentre le forze dell’ordine sono impegnate in una caccia serrata al responsabile di un raid che ha lasciato il segno.

Il panico in pieno giorno: un centauro solitario e 26 colpi esplosi

Erano circa le 10:30 di un tranquillo sabato quando il silenzio è stato squarciato. Un uomo a bordo di uno scooterone senza targa , con il volto celato da un casco artigianalmente modificato con nastro bianco , ha scatenato il caos. In pieno centro cittadino, con decine di persone in strada, l’individuo ha aperto il fuoco in tre punti distinti: una boutique, un’automobile e un’abitazione privata.

L’azione, immortalata dalle telecamere di videosorveglianza , non sembra affatto casuale. Gli inquirenti la agiscono un’aggressione calcolata , eseguita con freddezza disarmante. L’aggressore, descritto come esperto e meticoloso nell’evitare di lasciare indizi, avrebbe persino ricaricato l’arma o usato due pistole, esplodendo un totale di 26 proiettili. 

Bersagli mirati, nessun ferito: un “miracolo” tra la paura

Il suo primo obiettivo è stato un negozio di abbigliamento in via Nazionale Sud , colpito da 7-8 proiettili alla vetrata e all’interno. Testimoni oculari rilasciati di spari iniziali in aria, forse un avvertimento che ha permesso alle persone di mettersi in salvo.

Poco dopo, il centauro ha attraversato la città fino alla via Provinciale , dove ha crivellato di proiettili una Porsche appartenente a un avvocato, parcheggiata nel cortile della sua dimora. Qui si contano 11 o 12 proiettili.

Infine, il gesto più eclatante: 5 o 6 colpi contro la casa di un idraulico in piazza Valarioti , il “salotto” della città, proprio di fronte all’Ufficio Postale e ad altre attività brulicanti di gente. Tutto questo intorno alle 11, in pieno giorno. Nonostante la scarica di fuoco ei colpi sparati ad altezza d’uomo, è stato un “miracolo” – come lo sono molti presenti – che non ci siano stati feriti o vittime.

La caccia all’uomo del casco bianco: indagini e ipotesi

Le indagini sono condotte senza sosta dai Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, coadiuvati dalla Stazione di Rosarno. Analizzando ogni fotogramma acquisito, gli investigatori sono convinti di essere vicini all’identificazione del responsabile. Le fonti investigative parlano già di un “individuato”, suggerendo che la caccia all’uomo con il casco bianco sia ormai alle fasi conclusive.

Le ipotesi sul movimento sono diverse: non si esclude che il raid sia un atto isolato, scaturito da rancori personali e non direttamente legato alla criminalità organizzata. Alcune fonti riservate ipotizzano una vendetta trasversale , con motivi differenti dietro ciascuno dei tre bersagli, apparentemente non collegati tra loro. Tuttavia, una cosa è chiara: l’aggressore non ha agito a caso; la precisione dei colpi lo dimostra.

Rosarno tra ricordi e richieste: un segno di vulnerabilità

Rosarno ha un passato segnato da violenze, faide tra cosche e agguati. Ma un’azione così spudorata e “cinematografica” non si vedeva da anni, e molti hanno temuto l’inizio di una nuova ondata di violenza. Eppure, le modalità atipiche dell’agguato, il profilo apparentemente solitario del responsabile e l’assenza di feriti, suggeriscono più un gesto intimidatorio individuale che un’esecuzione in stile mafioso. Del resto, come osservano fonti investigative, “un uomo di ‘ndrangheta non avrebbe fallito i bersagli”.

Il tragitto del centauro è stato ricostruito incrociando i dati delle telecamere. Il mezzo potrebbe essere rubato, e sul casco, alterato con nastro bianco, si concentrano le analisi dei tecnici del RIS . Si attendono inoltre i risultati balistici per determinare il tipo di arma o armi utilizzate.

La città, ferita e scossa, chiede più controlli, più presenza dello Stato, più certezze . Mentre le forze dell’ordine lavorano incessantemente per assicurare il responsabile alla giustizia, resta la consapevolezza che la sicurezza pubblica, a Rosarno, rimane una priorità fragile. Quella figura in moto col casco bianco è, suo malgrado, diventata un simbolo inquietante di una violenza che ha colpito al cuore un’intera comunità.