C’è un divario amaro e ingiusto: mentre in tanti cercano disperatamente un impiego, c’è chi, pur avendo un posto di lavoro stabile e una retribuzione considerevole, sceglie di non adempiere ai propri doveri, perpetrando atti fraudolenti. Un tale scenario si è ripresentato ancora una volta. Alcuni impiegati pubblici calabresi, anziché dedicarsi all’interesse dell’ente, avrebbero svolto attività lavorative private in parallelo. Il meccanismo è tristemente noto: timbrature multiple effettuate da un singolo per coprire colleghi assenti.
Le forze dell’ordine del Comando provinciale di Crotone hanno notificato un atto di garanzia, emesso dalla Procura della Repubblica locale, guidata dal procuratore Domenico Guarascio, nei confronti di venti dipendenti pubblici. Questi soggetti, in servizio presso la sede di Crotone dell’Azienda Regionale per lo Sviluppo Agricolo della Calabria (Arsac), sarebbero coinvolti in un “diffuso fenomeno di assenteismo”, come emerge da un comunicato stampa, con accuse di truffa aggravata continuata ai danni dell’ente pubblico e falsa attestazione in servizio.
L’intervento, che ha incluso anche l’esecuzione di un sequestro preventivo d’urgenza delle somme percepite illecitamente, si è reso indispensabile per interrompere un “meccanismo illecito persistente e consolidato di astensione sistematica dal luogo di lavoro, la cui sfrontatezza è apparsa ancora più intollerabile se inserita nel contesto crotonese, afflitto da gravi criticità nel mercato del lavoro”.
Il “Sistema” delle false presenze: dalle timbrature ai lavori in nero
Le indagini, avviate a novembre 2024, sono state condotte attraverso mirati servizi di osservazione, pedinamento e controllo. Fondamentale è stato il supporto di apparati di videosorveglianza, installati all’interno e all’esterno della sede operativa, e di localizzatori satellitari (GPS) sui veicoli dei dipendenti indagati, oltre all’analisi del traffico telefonico delle loro utenze per tracciarne gli spostamenti. Questa complessa attività investigativa ha permesso di smascherare numerosi episodi di false attestazioni di presenza, ottenute mediante l’uso improprio dei badge aziendali, consentendo così di ottenere indebitamente retribuzioni non spettanti, con un evidente danno economico per l’amministrazione regionale.
Il “modus operandi”, scoperto dai militari in soli quattro mesi, prevedeva non solo timbrature multiple eseguite da un unico dipendente a favore di colleghi assenti, ma anche lo scambio dei badge aziendali per simulare la presenza e mascherare assenze ingiustificate (come arrivi in ritardo, uscite anticipate o allontanamenti non autorizzati durante l’orario di lavoro). Un sistema che avrebbe coinvolto quasi la totalità del personale in organico all’Arsac, sia con incarico amministrativo che di vigilanza.
Le verifiche hanno evidenziato gravi e sistematiche violazioni dell’obbligo di servizio da parte di 20 dipendenti su 23 in organico. Si stima che le retribuzioni indebite erogate dalla Regione Calabria ammontino a circa 20.000 euro, calcolate solo sui 40 giorni di monitoraggio investigativo. Strumentale a questa condotta illecita era anche la gestione dei badge: questi non venivano custoditi personalmente, ma conservati in un luogo specifico all’interno dell’ufficio, per essere utilizzati all’occorrenza in assenza del legittimo titolare. Su ogni badge era impresso il nominativo del dipendente, per evitare errori nelle “timbrature”. Le registrazioni, attestanti l’inizio e la fine del servizio, venivano effettuate cumulativamente da un dipendente di turno, incaricato in base ad accordi preesistenti, attestando falsamente l’ingresso e/o l’uscita di tutti gli altri. In un’occasione, è stato addirittura accertato che un unico soggetto ha eseguito ben 12 timbrature consecutive, a favore di altrettanti colleghi.
Alcuni di questi dipendenti pubblici, anziché adempiere alle proprie mansioni nell’interesse dell’ente, avrebbero svolto attività lavorative private in parallelo, principalmente nel settore della ristorazione o dei lavori edili.
Conseguenze e segnalazioni
Le conclusioni della complessa indagine, che ha accertato percentuali di assenteismo che arrivano fino al 90% delle prestazioni lavorative dichiarate, saranno oggetto di segnalazione alla competente Corte dei Conti per le diverse ipotesi di danno erariale emerse. Inoltre, l’intera documentazione sarà trasmessa alla direzione dell’ente pubblico per l’adozione dei provvedimenti consequenziali, inclusi quelli di natura disciplinare.
L’operazione condotta dalle forze dell’ordine di Crotone, nell’ambito più ampio delle direttive della Procura della Repubblica, ribadisce l’importanza di un costante controllo per contrastare condotte illecite che possono generare ripercussioni negative sul bilancio dello Stato e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.



