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La Guerra non è mai giusta: il pensiero di Orlandino Greco sull’escalation in Medio Oriente

L’escalation della guerra tra Iran e Israele sta, per l’ennesima volta, spingendo il mondo sull’orlo del baratro. La storia sembra ripetersi, come una ferita mai rimarginata che continua a sanguinare, e a pagare il prezzo più alto è sempre la gente comune. È in questo scenario teso e drammatico che si inserisce l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto. Un atto che potrebbe apparire – e forse in parte lo è – una prova di forza per consolidare poteri e interessi. Ma voglio sperare che non sia unicamente questo. Voglio credere che si tratti di un passo calcolato per evitare il peggio, per frenare l’ulteriore scivolamento verso una guerra totale, per riportare il mondo alla responsabilità del dialogo.

Sì, perché la guerra – qualunque forma assuma – non è mai giusta. È sempre un fallimento collettivo. Rappresenta la resa dell’umanità di fronte alla difficoltà del confronto. È la vittoria di chi possiede più armi su chi ha il solo diritto di vivere in pace. Eppure, anche nei momenti più oscuri, può presentarsi un’opportunità per riflettere, per invertire la rotta, per far prevalere la diplomazia sulla distruzione.

Gaza continua a bruciare nell’indifferenza di molti, l’Ucraina resiste sotto le bombe in un’Europa che osserva, commenta, ma non riesce a porre fine al dolore. Ora anche il Medio Oriente torna a essere un crocevia infuocato di tensioni, un teatro di potere dove, come sempre, a morire sono civili innocenti. Famiglie, bambini, padri e madri, trasformati in numeri, in statistiche, in danni collaterali.

Non possiamo più permetterci di restare immobili. Non possiamo più affidarci alla memoria della storia senza trasformarla in un insegnamento concreto. La pace non è soltanto un’utopia: è una necessità impellente. Ma sarà possibile solo se cambieremo radicalmente approccio. Se, accanto agli equilibri geopolitici, inizieremo a mettere al centro le persone, la vita, la dignità umana.

L’intervento americano, per quanto controverso, potrebbe dunque rappresentare un punto di svolta. Non nella direzione del dominio, ma della responsabilità globale. Non della sopraffazione, ma del riequilibrio. È questa la speranza a cui voglio aggrapparmi, la possibilità che tutto questo serva non ad allargare la guerra, ma a far ragionare tutti, a far fermare chi ha già causato troppa distruzione.

Perché è giunto il momento di dire basta. Basta guerre per interessi economici, geopolitici o religiosi. Basta civili sacrificati per strategie che nulla hanno a che vedere con la vita autentica delle persone. Occorre un sussulto morale, una nuova consapevolezza che ponga l’uomo, e non il potere, al centro delle scelte.

Lo dobbiamo ai popoli martoriati. Lo dobbiamo a noi stessi, se vogliamo davvero definirci umani.

Orlandino Greco