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Liste di attesa su WhatsApp e l’associazione a delinquere dell’equipe di Oculistica alla Dulbecco di Catanzaro

L’equipe del reparto di Oculistica dell’ex Mater Domini, oggi Dulbecco si avvaleva di WhatsApp, per programmare gli interventi chirurgici.

Aveva creato il gruppo “Distacchi” e qui inviavano i nominativi dei pazienti privati precedentemente sottoposti a visita medica specialistica nello studio medico del professore Vincenzo Scorcia ubicato a Catanzaro Lido, che necessitavano dell’operazione in ospedale per il distacco di retina.

A questa chat di gruppo di cui facevano parte la segretaria (privata) del primario Vincenzo Scorcia, Maria Battaglia, alias “Carmen”, lo stesso professore, la caposala Laura Logozzo, il dirigente medico Rocco Pietropaolo e Giovanna Lionetti, ne avevano aggiunta nel 2022 un’altra, “Gruppo interventi”, finalizzata ad una migliore gestione degli interventi chirurgici da effettuare nel nosocomio universitario catanzarese, indirizzato sempre e soltanto a favorire i pazienti privati.

Emergono ulteriori dettagli dalle carte dell’inchiesta dei magistrati Stefania Caldarelli ed Irene Crea, che hanno portato la Guardia di finanza di Catanzaro a notificare l’ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari, vergata dal gip Chiara Esposito nei confronti del primario di Oculistica e della sua segretaria.

Bastava pagare per saltare la fila

Interventi programmati “saltando la fila” e soprattutto senza rispettare le procedure di prenotazione del Cup. I pazienti privati, quelli che sborsavano fior di soldi per intenderci, spesso ignari dell’illiceità della situazione altre volte consapevoli, venivano  anteposti, a parità di condizioni, ai regolari pazienti ambulatoriali inseriti in lista. Dopo le operazioni i pazienti, venivano nuovamente veicolati nello studio privato e visitati nuovamente a pagamento.

Il prezzo pagato per la prima visita privata veniva determinato applicando un “tariffario” preciso e solo dopo aver sborsato i soldi per somme variabili dai 300 ai 500 euro in base alla gravità intervento da effettuare, venivano contattati telefonicamente dal personale del reparto di Oculistica per l’espletamento degli accertamenti di rito per la pre-ospedalizzazione, poi ricoverati e nella quasi totalità dei casi, sottoposti personalmente dal professore Scorcia a intervento chirurgico.

L’associazione a delinquere

E per il gip l’associazione a delinquere c’è, sia pur rudimentale: ognuno avrebbe avuto compiti ben precisi e finalizzati a falsificare il corretto funzionamento delle liste d’attesa, con il costante inserimento dei pazienti visitati a pagamento, durante lo svolgimento di attività extra-istituzionale privata e non autorizzata, in spregio ai più elementari principi di trasparenza ed equità dell’assistenza sanitaria pubblica.

Un’organizzazione  diretta dal primario Scorcia e dalla sua segretaria privata Maria Battaglia  nella società oftalmica di famiglia dove il  medico avrebbe indebitamente svolto la sua attività professionale extraistituzionale, aiutato dalla Logozzo e da Pietropaolo.

A confermare il modus operandi del sodalizio le dichiarazioni rese dalle persone informate dei fatti e da diversi pazienti escussi a sommarie informazioni che hanno esibito copia del carteggio sanitario relativo alla prestazione medica specialistica, comprensivo del documento fiscale emessa dalla società oftalmica a seguito dei compensi incassati, acclarando l’esercizio continuativo ed indebito dell’attività professionale al di fuori del nosocomio pubblico in violazione del vincolo di esclusività e le conversazioni intercettate.

Il timore dell’arresto

In un dialogo del 2 maggio 2023 la segretaria forniva informazioni utili ad una paziente sull’inserimento in lista di pazienti privati del dottore Scorcia in aggiunta a quelli che lei stessa definisce ambulatoriali, sottolineando che l’Azienda Ospedaliera Universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro è una struttura pubblica e manifestando il timore di essere arrestata: “però il Policlinico, signora, è una struttura pubblica, non è che noi possiamo usarla come nostra struttura privata e diciamo da domani mettiamo il nostro paziente… ci arrestano”.

Evidenziava come il dottore Scorcia inseriva in lista pazienti privati “vi sto dicendo che noi facciamo 10 cataratte a settimana, non è detto che tutte le 10 cataratte sono nostre dello studio privato, non è la nostra clinica privata, il professore Scorcia può mettere 2 pazienti suoi, dello studio, e tutti il resto è ambulatoriale, perché quella è una struttura pubblica”.

“Noi operiamo i nostri pazienti in una struttura privata… pubblica”

Non potendo però esagerare per non avere guai: “venite mercoledì e ne parlate, però un paziente non può chiedere di essere operato il giorno dopo, non è una nostra struttura.. ma lei ha visto il caso delle Iene che alcune cliniche fanno come gli pare? …Noi operiamo i nostri pazienti in una struttura privata… pubblica, ma non è casa nostra.  Da un’altra conversazione, la Finanza delegata alle indagini, ha rilevato  che la lista d’attesa dei pazienti era gestita anche dalla Logozzo.

“Le manovre le fa lei, la caposala mi mangia, perché lì non decido io”

Battaglia, per giustificare il ritardo sulle visite di un paziente, riferiva che, bisognava confrontarsi con la caposala per l’organizzazione delle liste: “ambulatoriale per mettere i nostri… se mi arriva un… la caposala mi mangia perché lì non decido io, va bè vediamo cosa posso fare… le manovre le fa lei, la caposala mi mangia dalla testa ai  piedi”.

Le due professioniste, secondo il gip, era consapevoli del sistema illecito e in dialogo commentavano la gestione irregolare degli interventi, facendo riferimento anche al timore che il primario potesse essere denunciato: “sistematelo (a quel paziente ndr), perché quando questi qui si lamentano così e iniziano ad inveire, sono quelli più pericolosi perché ti possono denunciare”.