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Regione sotto inchiesta, Occhiuto: “Sì, sono arrabbiato ma ho fiducia nella magistratura e resto fedele allo Stato”

Sono un po’ arrabbiato, se devo essere sincero. Ma continuo a lavorare con impegno e determinazione per questa regione“.

Roberto Occhiuto rompe il silenzio dopo le ultime novità sull’inchiesta che scuote la Regione Calabria e che fa tremare il suo “cerchio magico” finito nel mirino della Procura di Catanzaro.

Lo fa pubblicamente, in un contesto informale ma denso di significato: il palco dell’evento Favuriti, a Gioia Tauro, l’evento promosso da Nino De Masi, simbolo della resistenza civile alla ‘ndrangheta, vittima per anni di minacce e intimidazioni mafiose, oggi ancora sotto scorta.

A moderare l’incontro clou della giornata – intitolato “Oltre gli inferi” – è stato il giornalista Pietro Comito. Sul palco ci sono magistrati simbolo dell’antimafia calabrese – Camillo Falvo, procuratore di Vibo Valentia, e Stefano Musolino, aggiunto alla Dda di Reggio Calabria – ma tutti gli occhi sono su di lui, il governatore indagato per corruzione.

“La Calabria è una terra amara. E io non meritavo tutto questo”

Nel suo intervento, Occhiuto non si sottrae alla questione giudiziaria. Anzi, la affronta frontalmente, con una punta di frustrazione: “Effettivamente c’è il sentimento dell’amarezza, soprattutto quando credi di non meritare certe cose. Stai male. La Calabria è una regione molto complicata e chi rappresenta il governo regionale non può non essere solidale con la magistratura, che svolge un ruolo importantissimo”.

Il governatore sceglie la linea della compostezza istituzionale, senza però nascondere il turbamento: “Certo, quando si vive per la prima volta una situazione del genere subentra l’amarezza, e spesso si reagisce passando dall’altra parte. Ma no, questo non mi riguarda. Ho sempre detto che bisogna essere riconoscenti a chi, con il proprio lavoro e con grande sacrificio, si occupa di legalità e sicurezza sul territorio”.

Un’inchiesta pesante: perquisizioni e avvisi di garanzia

Il riferimento è all’inchiesta esplosa nei giorni scorsi: la Guardia di Finanza ha perquisito alcuni uffici della Cittadella regionale, sede della giunta, e sono stati notificati avvisi di garanzia a soggetti vicinissimi a Occhiuto, tra cui spicca Tonino Daffinà, amico personale e fedelissimo del governatore con un ruolo di primo piano in Forza Italia di Vibo.

“Lo Stato è più forte della ‘ndrangheta”

Occhiuto ha poi voluto sottolineare la sua distanza da ogni logica anti-istituzionale: “Sì, sono arrabbiato – ha ribadito – ma ho grande fiducia nelle istituzioni. Perché se non l’avessi, non avrei scelto di fare il governatore in Calabria”. E nel citare l’esempio dell’imprenditore Nino De Masi, vittima per anni della ‘ndrangheta, ha aggiunto: “La ‘ndrangheta non uccide solo sparando, ma anche ostracizzando chi denuncia, isolando. Come ha fatto con lui. Per questo lo ringrazio: ha dimostrato che lo Stato in Calabria è più forte della criminalità organizzata. E ha cercato di sovvertire una subcultura che ha fatto ritenere molto spesso questa terra un luogo in cui lo Stato soccombe sempre”.

L’equilibrismo del potere

Parole che suonano come un tentativo di restare in equilibrio tra il ruolo di governatore indagato e quello di rappresentante delle istituzioni. Un equilibrio precario, mentre le indagini proseguono e la magistratura stringe il cerchio. Ma Occhiuto lo sa: ogni sua parola oggi pesa più di ieri. E in Calabria, come ha detto lui stesso, nessuno può permettersi il lusso di voltarsi dall’altra parte.