Il dibattito politico sulla sanità in Calabria continua a focalizzarsi sulla localizzazione di nuove strutture, come il futuro ospedale, mentre il sistema attuale affronta una crisi senza precedenti.
Le discussioni richiamano alla mente i lunghi tempi delle grandi opere incompiute, ma nel frattempo i cittadini si scontrano con una realtà fatta di attese insostenibili. Ad oggi, prenotare un’ecografia può significare attendere fino al 2027, mentre per una visita oculistica le disponibilità slittano addirittura al 2028. Questa situazione spinge molti residenti a rinunciare alle cure necessarie o a ricevere diagnosi quando ormai è troppo tardi.
Il ruolo della specialistica territoriale e le criticità del pronto soccorso
Una delle soluzioni per alleggerire la pressione sui pronto soccorso risiederebbe nella specialistica territoriale accreditata. Nonostante il costo del ticket sia identico a quello delle strutture pubbliche, questo settore viene spesso lasciato ai margini della programmazione sanitaria, impedendo una risposta rapida alle necessità della popolazione.
Parallelamente, emergono casi emblematici di inefficienza gestionale. Al pronto soccorso di Germaneto, ad esempio, uno specialista in medicina d’urgenza assunto circa due anni fa non risulterebbe ancora pienamente operativo. Tale circostanza solleva interrogativi sulla reale capacità di mettere il personale assunto nelle condizioni di prestare servizio. La gestione dei presidi di Soverato e Soveria Mannelli appare altrettanto problematica: privi dei reparti di supporto essenziali, queste strutture rischiano di trasformarsi in semplici punti di smistamento, con il rischio di allungare i tempi di intervento nelle situazioni di reale emergenza.
Necessità di una riorganizzazione profonda
La struttura attuale delle guardie mediche è un altro punto critico. Senza adeguati strumenti diagnostici e una vera integrazione con il resto del sistema, questi presidi rischiano di restare puramente formali. Esiste inoltre il sospetto che dinamiche sindacali o logiche di favore impediscano lo spostamento del personale verso le aree dove il bisogno è più urgente, cristallizzando un’organizzazione che non risponde più alle esigenze dei malati.
Il rischio concreto di questa inerzia è lo spopolamento della Calabria. La paura di non poter accedere a cure tempestive e di qualità spinge anche chi vorrebbe restare o tornare nel proprio territorio a cercare stabilità altrove. Senza un immediato cambio di passo basato sulla responsabilità e sull’organizzazione reale, il sistema sanitario regionale sembra destinato a un declino irreversibile che colpisce direttamente il diritto alla salute.



