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Riscatto della laurea: come funziona nel 2025, quanto costa e quando conviene davvero

Il riscatto della laurea può rappresentare una valida strategia per migliorare la propria posizione pensionistica, ma non è una scelta vantaggiosa per tutti.

La convenienza varia in base a numerosi fattori, tra cui età lavorativacontinuità contributiva e tipologia di laurea. Nonostante i benefici potenziali, a oggi l’adesione resta contenuta, complice una normativa spesso poco chiara e tecnicamente complessa.

Una misura utile, ma ancora poco diffusa

Secondo alcune stime non ufficiali, circa 2,3 milioni di italiani starebbero valutando l’ipotesi di riscattare gli anni universitari. Si tratta di un numero considerevole, pari a circa il 60% dei potenziali beneficiari, ma la realtà mostra che molti rinunciano, anche per i costi elevati o per i limiti della misura.

Che cos’è il riscatto della laurea

Il riscatto del periodo universitario è uno strumento offerto dall’Inps che consente di convertire gli anni di studio in anni contributivi, validi per raggiungere prima la pensione o per aumentarne l’importo. Per poterlo richiedere è necessario aver conseguito il titolo di studio. Esistono due forme principali di riscatto: ordinario e agevolato.

Riscatto ordinario o agevolato: le differenze

Il riscatto ordinario viene calcolato sulla base del reddito del richiedente: più alto è il reddito, maggiore sarà il costo. Tuttavia, la spesa è deducibile interamente dal reddito imponibile. Il riscatto agevolato, invece, è calcolato in modo forfettario, prendendo come riferimento il reddito minimo previsto per artigiani e commercianti. Questo metodo non dipende dal reddito del contribuente ed è detraibile al 19%.

Chi può fare domanda

Possono chiedere il riscatto tutti coloro che hanno ottenuto una laurea o titolo equipollente, purché gli anni di studio non siano già coperti da contributi e vi sia almeno un contributo versato in una qualsiasi gestione previdenziale. In alternativa, anche i disoccupati possono presentare domanda, a patto che non siano iscritti a nessun ente previdenziale, inclusa la gestione separata.

Quali titoli si possono riscattare

Sono riscattabili: le lauree del vecchio ordinamento (quattro o sei anni), i corsi triennali e magistrali (3+2), i diplomi universitari di due o tre anni, i dottorati di ricerca, i diplomi di specializzazione post-laurea di durata almeno biennale, i titoli AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale) conseguiti dal 2005 in poi, e i diplomi ITS Academy. È possibile riscattare più lauree conseguite anche prima del 12 luglio 1997.

Cosa non si può riscattare

Non sono ammessi al riscatto: gli anni fuori corso, i periodi già coperti da altri contributi, i titoli ottenuti all’estero (salvo riconoscimento da parte del Ministero dell’Università).

Quanto costa nel 2025

Il costo varia in base al sistema previdenziale: chi rientra nel sistema retributivo (ante 1996) paga secondo la riserva matematica, un calcolo complesso basato su età, sesso, retribuzione e durata degli studi. Chi è nel sistema contributivo (post 1996) paga sulla base dell’aliquota del 33% applicata al reddito lordo dell’anno precedente.

Riscatto agevolato: esempio pratico

Nel 2025, il reddito minimo imponibile per il calcolo agevolato è di 18.555 euro. Con un’aliquota del 33%, il costo per anno è di 6.123,15 euro. Per riscattare quattro anni, servono 24.492,60 euro. Nel caso del riscatto ordinario, se il reddito lordo annuo è di 32.170 euro, il costo sale a 10.616,10 euro l’anno, per un totale di oltre 42 mila euro per quattro anni.

Quando conviene davvero?

Il riscatto conviene soprattutto ai giovani, in particolare a chi ha iniziato a lavorare prima dei 30 anni. Il vantaggio è fiscale: l’onere è deducibile o detraibile, a seconda della formula. Tuttavia, bisogna fare attenzione a non compromettere altri requisiti pensionistici.

Il paradosso normativo

Attenzione a un possibile effetto collaterale: chi ha diritto alla pensione anticipata contributiva (con requisito anagrafico di 64 anni), potrebbe perderlo se riscatta anche un solo mese di laurea precedente al 1996, venendo così classificato come “misto” e costretto a lavorare 2-3 anni in più.