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Cerisano, Buster Williams e il ritratto di una grande serata di musica

Di Pierfrancesco Greco

Ritratto di un momento … È la traduzione di Portrait of a moment, il titolo dell’album che fotografa un incontro, o meglio, una fusione tra stili, generazioni, storie, sensibilità: una cooperazione artistica ed esistenziale tra due esponenti emergenti della dimensione jazz contemporanea, quali il pianista Tommaso Perazzo e il batterista Marcello Cardillo, e il contrabbassista e compositore statunitense Buster Williams, leggenda assoluta della summenzionata espressione musicale generata dalla dialettica tra composizione e improvvisazione. Ecco, indugiamo un attimo sul concetto di improvvisazione: si può affermare che l’album in questione costituisca una sorta di jam session organizzata, strutturata; no, non è un ossimoro, bensì la risultante, o meglio la summa creativa e stilistica di un’interazione artistica che, ieri sera, sotto il riflesso di una fiabesca luna, è andata in scena a Cerisano, nel Cortile del Pozzo di Palazzo Sersale, nell’ambito dell’anteprima estiva della trentunesima edizione del Festival delle Serre. Un concerto, introdotto da Lucio Di Gioia, sindaco di Cerisano, e da Sergio Gimigliano, nel corso del quale Charles Anthony “Buster” Williams ha, ovviamente, catalizzato l’attenzione e l’ammirazione del pubblico locale e di coloro i quali hanno raggiunto il borgo del comprensorio cosentino, attirati dal prestigio e dalla storia di questo fenomenale musicista … Una storia che è partita da Camden, nel New Jersey, e che lo ha portato a collaborare, a creare, a innovare con alcuni dei totem immortali del jazz, restando fedele alle sue specificità artistiche, ancorate all’essenza maggiormente congegnata del genere musicale in questione. Specificità che ha mirabilmente manifestato ieri, durante quella che è stata l’ultima tappa di un minitour durato dieci giorni, con sei esibizioni. “Certamente – ha affermato il batterista Cardillo, durante la serata – il concerto di Cerisano resterà a lungo, anzi, per sempre, nella nostra memoria come un momento speciale nella nostra carriera, per l’accoglienza riservataci, il calore del pubblico, la bellezza del posto, di questo Palazzo e del suo Cortile; tutti elementi che hanno colpito anche il grande Buster, il quale è non solo un maestro di musica ma anche un maestro di vita”, ha concluso. Un artista di levatura planetaria, Buster Williams, celebre per il registro possente che riesce a dare alla “voce” del contrabbasso, con perizia sopraffina, soave attitudine creativa e abilità nel definire un robusto sostrato cadenzato, riservando particolare rilievo a una marcata melodiosità del tutto. Elementi, questi, che connotano tanto le sue interpretazioni quanto le sue composizioni, con il suo modo peculiare di fare musica, che ha concorso a integrare varie declinazioni stilistiche del contesto jazzistico. E tali peculiarità, come si è scritto sopra, hanno lasciato il segno nella notte del Palazzo Sersale, con quel trascinante, coinvolgente sincretismo musicale tra jazz, soul, fusion, sfumature blues generato sulla ribalta dalla combinazione di suoni, sequenze ritmiche, passione, personalità. Lo sconfinato talento dei tre artisti ha ammantato di meraviglia il pubblico, che ha ripetutamente evidenziato con lunghi applausi i momenti più esaltanti della serata; applausi risultati particolarmente calorosi, affettuosi, grondanti ammirazione per l’icona Williams: egli non pizzicava le corde, le possedeva con una vigorosa leggerezza, con un’ineffabile eleganza di cui l’avvolgente percezione delle note era il naturale esito. Al termine, l’ovazione ha assunto i caratteri di una manifestazione di gratitudine per il trio nel suo complesso, certamente, ma in modo particolare per Buster Williams, per quest’uomo gentile, per questo artista superlativo, il quale, con una forza non comune e un talento unico, per l’ennesima volta, ha reso memoranda una serata, all’insegna del jazz d’autore. A chi si è appropinquato per porgergli i meritati complimenti, Buster non ha lesinato sorrisi, strette di mano, autografi … Una conclusione degna, affettuosa, si potrebbe affermare, per un momento di grande musica, di cui tre grandi artisti, alla luce della luna, hanno eseguito il vivido ritratto.