l caso dell’omicidio di Rocco Gioffrè, avvenuto il 14 febbraio 2023 in via Monte Grappa, si avvia verso una fase cruciale.
Il pubblico ministero del tribunale di Cosenza, Marialuigia D’Andrea, ha formulato una richiesta di pena esemplare: l’ergastolo per Tiziana Mirabelli, accusata di aver tolto la vita a Gioffrè con ben 41 coltellate.
La versione dell’imputata: terrore e reazione
Fin dall’inizio del processo, l’imputata ha costantemente sostenuto di aver agito per legittima difesa. Secondo la sua testimonianza, Rocco Gioffrè l’avrebbe minacciata puntandole un coltello alla gola. “L’ho deviato d’istinto, mi sono girata e gli ho dato un pugno. Abbiamo lottato. Ho cercato di afferrargli il polso e il coltello è caduto,” ha dichiarato Mirabelli in aula.
Un conflitto esplosivo e accuse incrociate
La Mirabelli ha poi aggiunto dettagli agghiaccianti sul contesto della discussione: “Mi ha detto che quel giorno non sarebbe finita bene e l’ho colpito. Lui voleva eliminare la famiglia, voleva che si facesse un TSO al figlio, e mi accusava di non averlo aiutato, di non aver mantenuto la promessa.”
Queste dichiarazioni aprono uno squarcio su un rapporto evidentemente tossico e pregno di tensioni latenti, che è poi sfociato nella tragica aggressione. La corte sarà ora chiamata a districarsi tra le diverse verità e a stabilire se l’azione della Mirabelli sia stata una risposta proporzionata a un pericolo imminente o un gesto dettato da altre motivazioni.



