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Sparatoria sul lungomare di Rossano, città sotto shock, Stasi: “Una banda di criminali squinternati, vanno fermati ora”

Un colpo d’arma da fuoco in pieno pomeriggio, sul lungomare Sant’Angelo di Corigliano Rossano, ha ridato voce al panico collettivo.

Un uomo di 50 anni, originario di Mirto, è rimasto gravemente ferito al culmine di una violenta rissa, conclusasi con una sparatoria tra la folla.

Prima il trasporto d’urgenza all’ospedale “Giannettasio” di Rossano, poi il trasferimento in un altro presidio: le sue condizioni sarebbero critiche.

Sull’episodio indaga la Polizia di Stato del Commissariato di Corigliano-Rossano, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Castrovillari. Gli investigatori stanno vagliando le testimonianze per ricostruire la dinamica e individuare i responsabili. Ma intanto la città si interroga: dove stiamo andando?

Il sindaco Stasi: “Ora basta, questi criminali sono veleno per la città”

Tra i primi a intervenire pubblicamente è stato il sindaco Flavio Stasi, che ha interrotto un incontro istituzionale a Cosenza per raggiungere la scena del crimine. Le sue parole su Facebook hanno il tono di un grido d’allarme collettivo: «Qualunque sia stata l’origine e l’entità del fatto, non è più accettabile che certi episodi possano ripetersi, a qualunque latitudine del nostro territorio ed in qualsiasi ora. Basta.

Sostengo ed ho fiducia nello Stato, conosco il valore ed il lavoro delle nostre forze dell’ordine; allo stesso tempo ora mi aspetto, a nome dell’intera comunità, risposte efficaci ed urgenti. Non chiedo azioni deterrenti, ma precise e definitive. Questo gruppo di squinternati criminali senza controllo sono veleno per la città. Ora devono essere individuati e fermati, **ora ci si deve concentrare giorno e notte su questo».

Un appello duro, diretto, senza giri di parole. Un’esortazione alle Istituzioni, ma anche una condanna netta verso chi tenta di scardinare la convivenza civile.

Rosellina Madeo: “Non bastano più le parole”

Dello stesso tenore l’intervento della presidente del Consiglio comunaleRosellina Madeo, che denuncia lo scollamento tra slogan e realtà: «Si continua a scrivere Calabria straordinaria quasi come fosse un mantra declinato infinite volte per convincere noi stessi e l’opinione pubblica. Ma la realtà è fatta di infrastrutture che mancano, di occupazione che non c’è, di occasioni perse.

L’ennesimo episodio di violenza in pieno giorno e in un tratto di lungomare ad alta affluenza mi indigna, mi delude e divide cuore e mente. La consapevolezza che questo territorio è ben altro si scontra con il rischio che, a furia di dire che questi sono episodi isolati, la società perbene arretri e il male avanzi».

Poi l’invito alla responsabilità collettiva: «Bisogna smetterla di fermarci alle parole e iniziare a lavorare ognuno nel suo ruolo per dare pace sociale ed evitare strumentalizzazioni. L’accaduto non ci rappresenta. C’è una parte buona, che è la maggioranza, che vuole uscire da questa situazione e vivere senza paura.
Sostengo e condivido ogni parola dell’appello del sindaco Stasi. Anche io “ho fiducia nello Stato… ora mi aspetto risposte efficaci ed urgenti”».

La Sibaritide come una polveriera

In questo scenario di crescente tensione, tornano alla mente le parole del pm Alessandro Riello, che in una requisitoria per un processo della Dda di Catanzaro aveva descritto la Sibaritide come «una polveriera». Una terra in cui la criminalità organizzata si muove tra clan e vendette trasversali, come dimostra anche l’ultima sparatoria.

A parlare è anche monsignor Francesco Savinovescovo di Cassano allo Jonio, che denuncia: «Manca una sussidiarietà orizzontale e verticale. Serve un impegno della classe dirigente per i beni comuni. Non dobbiamo cedere al pessimismo, né al catastrofismo. Le cose possono cambiare. E qui mi permetto di aggiungere: la borghesia dov’è? Per borghesia intendo i professionisti. Dov’è il loro impegno? Dov’è il loro essere protagonisti? Sono organici a chi e a che cosa? Lancio un appello alla borghesia: per favore svegliatevi, dateci una mano, insieme possiamo farcela, perché la Calabria è bella».