La Calabria brucia. Dalla Locride alla Sila, passando per l’Alto Tirreno Cosentino, fiamme devastanti stanno consumando un patrimonio naturale inestimabile.
Incendi dolosi, spesso appiccati da mani criminali che sfuggono persino al controllo dei droni regionali, stanno trasformando paesaggi verdi in distese di cenere, mettendo a rischio non solo la flora e la fauna, ma anche vite umane.
A farsi portavoce del grido di dolore di una terra martoriata è Monsignor Stefano Rega, Vescovo della Diocesi di San Marco – Scalea, che nei giorni scorsi ha scritto una toccante lettera aperta.
“Proprio nel periodo in cui la nostra Chiesa diocesana si prepara ad accogliere i diversi vacanzieri che giungono da ogni dove,” scrive il presule, “siamo costretti a constatare la grave situazione di incendi che si verificano nella nostra nazione e la Calabria risulta essere la regione più colpita.”
Le statistiche sono allarmanti: da gennaio a giugno di quest’anno, il 70% degli incendi registrati in Italia ha interessato la Calabria, con particolare incidenza sull’Alto Tirreno Cosentino e le zone interne a ridosso del Pollino, proprio all’interno della diocesi.
Cause e responsabilità: tra dolo e negligenza
Monsignor Rega sottolinea come le cause di questi roghi siano molteplici. Se da un lato vi è l’evidenza di “atti dolosi intenzionali” – la cui logica è inspiegabile a fronte dei danni incalcolabili e del rischio per le vite umane – dall’altro non si possono escludere fattori “persino accidentali, per mancata attenzione e non curanza della terra in cui viviamo.”
In entrambi i casi, il vescovo lancia un pressante appello alla responsabilità delle istituzioni: “Non possiamo non fare appello alla responsabilità di chi ci governa perché avvii, con urgenza, la prevenzione necessaria perché questi atti non si ripetano.” Un invito che si estende anche a tutti i cittadini, credenti e non, affinché “maturino un senso di maggiore responsabilità verso il nostro territorio e, in particolare, verso le nostre zone boschive che, oltretutto, costituiscono un patrimonio unico e raro, come nel caso dei pini loricati che sono anche più facilmente esposti al rischio incendio.”
Oltre la prevenzione: La contemplazione della natura
L’invito di Monsignor Rega va oltre la pur necessaria prevenzione antincendio. Il presule esorta a “vivere un rapporto diverso con la natura e con i nostri boschi.” Ricorda come proprio nel territorio della diocesi abbiano trovato ospitalità in passato i monaci Basiliani, che vivevano una spiritualità profonda attraverso la contemplazione del creato.
“Non fermiamoci, dunque solo alla prevenzione antincendio, apriamoci all’idea della contemplazione di Dio attraverso il creato,” scrive. E aggiunge: “Approfittiamo di questo tempo di vacanze per guardare con un occhio diverso i nostri alberi, i sentieri di montagna che in alcune zone abbiamo a due passi dal mare.”
Il vescovo cita la sua recente esperienza di giubileo sacerdotale a Subiaco, presso il Sacro Speco di San Benedetto, dove ha potuto toccare con mano come “nel cuore della natura si respiri, incontaminata, quell’aria di Dio da cui venne sedotto e affascinato il santo monaco.” Un’esperienza che, secondo Monsignor Rega, chiunque abbia fatto una passeggiata in alta montagna può comprendere, rendendosi conto “della bellezza che si respira, dei paesaggi che si offrono alla nostra contemplazione.”
In un momento in cui la Calabria piange i suoi boschi in fiamme, l’appello del vescovo risuona come un monito e, al contempo, un invito a riscoprire il valore intrinseco e spirituale della natura, per proteggerla non solo con azioni concrete, ma anche con una rinnovata consapevolezza e amore.



