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Dalla mozione al dietrofront: il cambio di rotta di Giorgia Meloni sulla Palestina

Nel 2015 l’allora deputata d’opposizione Giorgia Meloni – insieme al gruppo di Fratelli d’Italia – firmava una mozione parlamentare per chiedere al governo Renzi di riconoscere lo Stato di Palestina. Oggi, a distanza di dieci anni e con Meloni a Palazzo Chigi, il quadro è cambiato. E le parole anche.

La posizione di Meloni oggi: “Troppo presto per riconoscere la Palestina”

Dopo l’annuncio del presidente francese Emmanuel Macron, che ha espresso la volontà di riconoscere ufficialmente lo Stato palestinese, la premier italiana ha dichiarato che una simile decisione sarebbe, al momento, “controproducente”.

Secondo Meloni, non esistono ancora le condizioni concrete per riconoscere uno Stato palestinese, perché non vi sarebbe una struttura statuale effettiva e funzionante. Un cambio netto rispetto al testo presentato in Aula nel 2015.

Cosa diceva la mozione del 2015 firmata da Meloni e FdI

Il documento, sottoscritto da Meloni e dagli altri deputati FdI, chiedeva esplicitamente al governo italiano di “giungere in tempi rapidi all’obiettivo del riconoscimento dello Stato palestinese”, a patto che avvenisse in un quadro di reciprocità con Israele, ovvero in un accordo bilaterale.

Una posizione chiara, che rifletteva una linea politica tesa a valorizzare il processo diplomatico e a dare un segnale politico forte in favore della soluzione a due Stati, all’epoca caldeggiata anche da diversi paesi UE.

Doppio standard o evoluzione politica?

Il mutamento di posizione della premier ha sollevato interrogativi e accuse di incoerenza. In particolare, si fa notare come Fratelli d’Italia, da forza di opposizione, fosse molto più aperta al riconoscimento della Palestina, mentre oggi – al governo – adotti una linea di prudenza che rispecchia più da vicino le posizioni israeliane.

Macron rilancia il tema in Europa: ora tocca all’Italia decidere

Con l’annuncio di Macron, il riconoscimento dello Stato palestinese torna centrale nel dibattito europeo. La Spagna si è già mossa, e ora occhi puntati sull’Italia, che però – a giudicare dalle parole di Meloni – non sembra intenzionata a seguire l’esempio francese.