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Invecchiare ha una data: ecco quando inizia davvero, lo studio che individua il declino

La vecchiaia ha un’età. A dirlo non è solo il senso comune, ma una recente ricerca pubblicata il 25 luglio sulla rivista Cell.

Gli scienziati hanno scoperto che intorno ai 50 anni il nostro corpo subisce una trasformazione improvvisa e profonda. Una sorta di punto di svolta biologico, che segna l’accelerazione del declino fisico. Lo studio ha evidenziato che, a partire dai 45 anni e fino ai 55, molti parametri biologici cambiano bruscamente, segnalando che l’invecchiamento non è un processo lineare, ma fatto di fasi distinte.

I vasi sanguigni invecchiano prima del resto del corpo

Analizzando campioni di tessuto di 76 persone di età compresa tra i 14 e i 68 anni, decedute per cause accidentali, i ricercatori guidati da Guanghui Liu dell’Accademia Cinese delle Scienze hanno dimostrato che l’invecchiamento avviene a ondate. Non tutti gli organi invecchiano alla stessa velocità: i vasi sanguigni, in particolare l’aorta, sono tra le strutture che subiscono un deterioramento precoce e più rapido.

Una delle scoperte più sorprendenti riguarda una proteina presente nell’aorta, che, se somministrata a cavie da laboratorio, induce un invecchiamento generalizzato. Il sistema vascolare, spiegano i ricercatori, potrebbe dunque funzionare come una sorta di “autostrada del decadimento”, diffondendo nel corpo molecole capaci di accelerare la degenerazione di altri organi.

Siamo come automobili: alcuni pezzi si usurano prima

Secondo Michael Snyder, genetista della Stanford University, questi risultati confermano una teoria già nota: il corpo umano non invecchia in modo uniforme. Alcune strutture iniziano a deteriorarsi prima di altre. “Siamo come un’automobile: alcuni componenti si usurano molto prima di altri”, ha dichiarato Snyder, che in precedenti ricerche aveva già individuato punti critici attorno ai 44 e ai 60 anni.

Anche se lo studio pubblicato su Cell non prende in esame fasce d’età oltre i 68 anni, altre ricerche segnalano un’ulteriore accelerazione del declino biologico verso gli 80 anni. Tuttavia, queste discrepanze non sono contraddittorie: dipendono da diversità nei campioni, nei metodi di analisi e nelle popolazioni coinvolte.

Il futuro della ricerca sull’età biologica

Secondo Maja Olecka, esperta di processi d’invecchiamento presso il Leibniz Institute on Aging di Jena, “non sappiamo ancora cosa inneschi questi punti di transizione”, ma è certo che l’invecchiamento non è un fenomeno uniforme. La ricerca, ha spiegato, sta crescendo rapidamente e ci aiuterà a comprendere meglio come rallentare il deterioramento cellulare.

La conclusione è chiara: non si invecchia lentamente, ma per scatti. E se intorno ai 50 anni si verifica uno dei più evidenti, comprenderne le cause potrebbe aprire nuove strade per interventi preventivi e terapie anti-aging mirate.