Il Codacons ha preso una posizione netta e dura contro le affermazioni del sacerdote don Nuccio Cannizzaro, accusato di aver offeso gravemente la memoria dei caduti nella lotta alla mafia e i valori della legalità e giustizia sociale.
In una formale richiesta inviata al papa Leone e al cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, l’associazione ha sollecitato una valutazione urgente sull’idoneità del sacerdote a continuare a esercitare il ministero.
Le dichiarazioni che hanno scatenato la polemica
Durante gli “Stati Generali del Sud” organizzati da Forza Italia, don Cannizzaro ha pronunciato parole che hanno suscitato una forte reazione. Secondo quanto riportato dalla stampa, mai smentito, il sacerdote avrebbe dichiarato: “Basta con la cultura della legalità che tanti danni ha fatto”; “Gesù è stato il primo ad andare contro la rigida legge ebraica“, “Va ripristinata l’immunità parlamentare, il potere scelto con il voto dagli italiani deve avere la supremazia”.
Queste dichiarazioni sono state ritenute inaccettabili da Carlo Rienzi, presidente del Codacons, che le considera un affronto non solo al Vangelo, ma anche alla memoria di chi ha sacrificato la propria vita nella lotta contro la mafia e per la giustizia sociale.
Rienzi: “Offesa alla memoria dei martiri della legalità”
“Le parole di don Cannizzaro non solo offendono il Vangelo, ma anche la memoria di chi ha pagato con la vita per la legalità e la giustizia sociale: poliziotti, magistrati e cittadini che si sono battuti contro la mafia”, afferma Carlo Rienzi. “In una terra come la Calabria, dove quotidianamente si combatte contro le infiltrazioni mafiose, usare il pulpito per legittimare la supremazia del potere politico sulla legge è un tradimento del popolo e un atto di complicità con chi opprime”. Rienzi sottolinea come le parole del sacerdote siano inaccettabili soprattutto in un contesto come quello calabrese, dove il crimine organizzato ha storicamente forti radici.
“La legalità non si tocca. La Chiesa non può essere complice del potere“, ha dichiarato con fermezza.
Il silenzio della Chiesa locale: una posizione inquietante
Il silenzio della Chiesa locale, che non ha preso le distanze dalle dichiarazioni di don Cannizzaro, ha suscitato ulteriori preoccupazioni. Rienzi critica aspramente l’assenza di una posizione chiara da parte delle autorità ecclesiastiche calabresi. “La Chiesa non può diventare l’altoparlante del potere né il rifugio dell’ambiguità morale. Deve stare dalla parte degli ultimi, dei giusti, di chi lotta contro la sopraffazione”.
Il presidente del Codacons aggiunge: “Quando la Chiesa tace di fronte a simili affermazioni, finisce per legittimare le ingiustizie e le disuguaglianze, invece di opporsi a chi sfrutta il potere a discapito della giustizia”.
L’appello a papa Leone e cardinale Zuppi
Con questa denuncia, il Codacons chiede un intervento diretto e tempestivo da parte del Papa e del Cardinale Zuppi per esaminare la condotta di don Cannizzaro. “Non possiamo permettere che chi predica il Vangelo, poi legittimi chi ha il potere di calpestare la giustizia“, afferma Rienzi, ribadendo la necessità di una valutazione sull’idoneità di Cannizzaro a continuare a ricoprire il suo ruolo pubblico e pastorale.
La legalità come valore imprescindibile
Il Codacons non solo chiede che venga fatta piena luce sulla vicenda, ma sottolinea che la legalità non è solo un principio morale, ma un valore fondante per la democrazia. “La legalità è un valore popolare, non borghese. È il presidio dei deboli contro i forti, dello Stato contro la mafia, del diritto contro l’arbitrio”, afferma Carlo Rienzi. L’associazione, quindi, ribadisce il suo impegno a difendere la legalità e invita tutti coloro che ricoprono ruoli pubblici, compreso il clero, a rispettare i valori fondanti dello Stato di diritto.



