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Botulino a Diamante, la difesa del commerciante: “Alimenti conservati correttamente, nessuna esposizione al sole”

Nel pieno delle indagini sull’intossicazione alimentare da botulino che ha colpito alcune persone a Diamante, provocando anche due decessi, arriva la posizione della difesa di uno degli indagati nell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Paola.

Si tratta del titolare di un food truck operante nella nota località turistica tirrenica, al centro dell’attenzione investigativa dopo i primi rilievi effettuati dagli inquirenti.

La ricostruzione della difesa

L’avvocato Alessandro Liserre, che assiste il commerciante, ha chiarito in una nota come gli alimenti in vendita nel food truck “fossero conservati in frigorifero e aperti solo all’occorrenza“, negando dunque che vi fosse esposizione diretta al sole o condizioni di conservazione inadeguate.

Secondo quanto riferito dal legale, in esposizione sarebbero stati presenti soltanto “piccoli contenitori usati esclusivamente a scopo dimostrativo per illustrare ai clienti i condimenti dei panini“. Contenitori che, a detta della difesa, “non erano a contatto con la luce diretta del sole” poiché «l’attività apriva solo in tarda serata“.

“Devastato psicologicamente

Il legale ha sottolineato anche lo stato d’animo del proprio assistito, descritto come “molto provato psicologicamente” dalla vicenda: “Lavora in questo settore da circa nove anni ed è sempre stato un riferimento per la clientela”.

Liserre aggiunge: “Ritiene che la possibile contaminazione fosse già presente nei prodotti all’origine, prima della loro apertura o somministrazione”.

Collaborazione con la Procura

Pur avendo la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere, il commerciante – riferisce ancora l’avvocato – ha scelto di sottoporsi all’interrogatorio davanti al pubblico ministero, rispondendo a tutte le domande “forte della propria verità“.

Il suo cliente, spiega il difensore, ha prodotto documentazione d’acquisto per dimostrare la provenienza degli alimenti: “Le confezioni erano state acquistate a fine luglio e utilizzate rapidamente, in quanto ogni vaschetta permetteva di farcire solo sei o sette panini“.

Quanto agli strumenti utilizzati, viene precisato che “la pinza da cucina era impiegata esclusivamente per prelevare alimenti conservati in olio abbondante, elemento che – nella versione della difesa – avrebbe fornito una protezione aggiuntiva“.

Gli sviluppi attesi

“Siamo in attesa – conclude Liserre – degli esiti delle analisi di laboratorio e delle autopsie per verificare l’eventuale nesso causale tra la somministrazione degli alimenti e i tragici eventi”. A tal fine, la difesa si appresta a nominare un consulente tecnico di parte, individuato nel professore Gennaro Sammartino, esperto in medicina legale e tossicologia.

Il numero degli indagati nel fascicolo aperto dalla Procura di Paola è attualmente otto, ma le indagini sono tuttora in corso. Nessuna responsabilità penale è stata finora accertata e tutte le persone coinvolte sono da considerarsi presunte innocenti, in attesa di un eventuale giudizio definitivo.