L’estate del 2025 in Calabria si tinge di un’emergenza sanitaria che va ben oltre i problemi stagionali. Le recenti chiusure delle postazioni di guardia medica in diverse città, da Cosenza a Gallico e Ravagnese nel Reggino, raccontano di un sistema al collasso, messo in ginocchio da anni di tagli, precarizzazione del personale e mancanza di una seria programmazione.
A denunciare la situazione è l’USB Sanità Calabria, che punta il dito contro un’emergenza che non riguarda un singolo quartiere o una città, ma attraversa l’intera regione.
La radice del problema, secondo il sindacato, è strutturale. La carenza di medici, che oggi affligge duramente il sistema, è anche la conseguenza di anni di numero chiuso nelle facoltà di medicina, una politica che ha limitato l’accesso alla formazione e ridotto la disponibilità di nuovi professionisti.
Le “toppe” che non reggono
Di fronte a questa grave situazione, le Aziende Sanitarie Provinciali (ASP) cercano soluzioni tampone. L’ASP di Reggio Calabria, ad esempio, ha lanciato un avviso ai medici di base, invitandoli a coprire i turni di guardia medica rimasti scoperti. Una mossa che, pur essendo prevista dagli accordi contrattuali nazionali, rischia di essere una “toppa su una tela ormai logora”.
I medici di medicina generale sono già oberati di lavoro e, difficilmente, potranno rispondere a un appello che scarica sulle loro spalle un problema causato da scelte politiche e gestionali errate. Inoltre, la mancanza di medici disposti a lavorare in guardia medica è dovuta anche alle scarse condizioni di sicurezza, con turni notturni spesso affrontati in solitudine. L’USB propone l’introduzione di un infermiere di supporto, una misura che renderebbe il servizio più sicuro e più efficace.
La sanità pubblica sacrificata per il profitto
Ma il vero nodo della questione, secondo l’USB Sanità, è la costante deviazione di risorse pubbliche verso il settore privato. Mentre ospedali e ambulatori pubblici cadono a pezzi, milioni di euro finiscono nelle tasche di cliniche private. Anche i Fondi di Coesione e Sviluppo, destinati a sanare queste criticità, vengono dirottati verso progetti ritenuti inutili, come il Ponte sullo Stretto.
L’analisi del sindacato è chiara: la salute pubblica non è una priorità, se non come terreno fertile per gli interessi di pochi. La soluzione non può essere quella di “spremere” ulteriormente i medici di base, ma di invertire completamente la rotta.
Un piano straordinario per la Calabria
La richiesta dell’USB Sanità Calabria è un piano straordinario che riporti la sanità pubblica al centro dell’attenzione. Le azioni immediate da intraprendere includono:
- Assunzione immediata di nuovo personale medico e infermieristico.
- Stabilizzazione di chi lavora da anni in condizioni di precarietà.
- Garanzia di stipendi e condizioni di lavoro adeguate per trattenere i professionisti in regione.
“Non servono nuove toppe, serve il coraggio di rompere il legame malato tra politica, affari e salute”, si legge nel comunicato. Il sindacato annuncia che continuerà a denunciare e a mobilitarsi, perché “il diritto alla cura non può essere sacrificato per fare cassa o alimentare speculazioni”.



