Le prossime regionali in Calabria rischiano di trasformarsi nell’ennesima dimostrazione dello stato comatoso della politica. Da una parte un centrodestra che non riesce a liberarsi dalle ombre di un candidato ufficiale ma indebolito; dall’altra un centrosinistra che, a poche settimane dal voto, non ha ancora saputo tirare fuori un nome, né tantomeno una proposta convincente.
Il centrodestra si aggrappa a Roberto Occhiuto, ma lo fa con una fede traballante. Ufficialmente è lui il candidato, ufficiosamente si studiano alternative. È l’ennesimo gioco delle parti: dichiarazioni pubbliche di unità e compattezza, e intanto nei retroscena si fa strada il nome di Wanda Ferro. È un atteggiamento che tradisce paura e mancanza di coraggio politico: se credi davvero nel tuo candidato, non prepari un paracadute.
Il centrosinistra, però, non ha nulla di cui vantarsi. Anzi. Se il centrodestra almeno discute di nomi, l’opposizione nemmeno questo: è ferma, incapace di esprimere una leadership, divisa tra correnti e veti incrociati. A oggi non esiste un candidato, e quindi nemmeno una campagna da costruire. Una resa silenziosa che equivale a regalare la partita all’avversario, anche quando l’avversario è in difficoltà.
In questo quadro, i cittadini calabresi restano spettatori di una politica che sembra giocare solo con i propri equilibri interni. Nessuno parla seriamente dei problemi veri — dalla sanità alle infrastrutture, dal lavoro all’emigrazione giovanile — perché tutti sono troppo occupati a difendere la propria posizione o a spartirsi potenziali spazi di potere.
Il risultato? Da un lato un centrodestra che non convince, dall’altro un centrosinistra che non esiste. In mezzo, una regione che avrebbe bisogno di visione, stabilità e coraggio, ma che si ritrova ancora una volta ostaggio di tatticismi e mediocrità.



