La costa calabrese, dal Tirreno allo Ionio, continua a essere al centro di una preoccupante ondata di sequestri di impianti di depurazione.
Dopo i cinque depuratori del litorale tirrenico cosentino, posti sotto sigilli dalla Procura di Paola, un nuovo grave episodio ha scosso il comprensorio ionico.
La Capitaneria di Porto ha infatti proceduto al sequestro del depuratore che serve i comuni di Soverato, Satriano, Davoli e San Sostene. L’azione arriva a circa un anno di distanza dal precedente sequestro dello stesso impianto, evidenziando una situazione di persistente illegalità e inefficienza.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il depuratore presenterebbe “gravi anomalie strutturali” che ne compromettono il corretto funzionamento. Tali difetti avrebbero causato lo scarico di reflui fognari non adeguatamente trattati direttamente nel fiume Ancinale, con conseguente grave inquinamento ambientale.
Le analisi condotte dall’ARPACAL hanno confermato la presenza di livelli elevati di Escherichia coli, un chiaro indicatore di contaminazione fecale, ben oltre i limiti consentiti dalla legge.
La situazione, tuttavia, non si limita a questo singolo impianto. L’intero litorale ionico è sotto la lente d’ingrandimento, con risultati altrettanto allarmanti. La campagna di monitoraggio di Goletta Verde ha infatti restituito dati preoccupanti in diverse località.
I campionamenti effettuati alla foce del fiume Corace a Catanzaro e presso il fosso Beltrame, tra Montepaone e Soverato, hanno rivelato livelli di inquinamento superiori ai limiti di legge. Un quadro simile emerge anche a Isola Capo Rizzuto, dove il monitoraggio alla foce del canale presso la spiaggia della fortezza aragonese ha confermato una situazione critica.
Questi episodi sollevano forti preoccupazioni per la salute pubblica e per l’ambiente, mettendo in luce una gestione deficitaria e, in molti casi, criminale degli impianti di depurazione. L’operazione giudiziaria in corso, che vede altri sette impianti ancora oggetto di indagini nel comprensorio cosentino, suggerisce che la problematica sia molto più diffusa e radicata.
Le autorità competenti sono chiamate a un’azione decisa per bonificare i corsi d’acqua e il mare, garantendo il rispetto delle normative ambientali e la tutela del territorio calabrese.



