Durante una visita istituzionale alla casa circondariale di Catanzaro, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove ha annunciato l’avvio del nuovo piano carceri da 750 milioni di euro: “Dalla prossima primavera si cominceranno a vedere i primi padiglioni. Vogliamo recuperare i 10mila posti detentivi mancanti da mezzo secolo. Basta svuotacarceri: sicurezza e giustizia devono andare di pari passo”.
Al suo fianco anche la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro. Entrambi hanno incontrato la polizia penitenziaria e le sigle sindacali, alle quali sono state illustrate le nuove misure per rafforzare il sistema penitenziario italiano.
Carenze strutturali e organico sotto pressione: il carcere di Catanzaro simbolo del sistema che scricchiola
Durante l’incontro, sono emerse forti criticità relative alla situazione infrastrutturale e al personale insufficiente nella casa circondariale catanzarese.
Delmastro ha risposto annunciando la nomina di un commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria e ha ribadito: “Non c’è spazio per chi propone scorciatoie o svuotamenti. Serve più capacità detentiva e carceri più umane, ma servono anche regole e sicurezza per tutti”.
Personale penitenziario in affanno, ma il Governo accelera: 10.700 assunzioni già finanziate
Secondo quanto riferito dal sottosegretario, il Governo ha già finanziato oltre 10.700 nuove assunzioni nella polizia penitenziaria, definendo questi interventi come “sforzi titanici”.
“Se i miei predecessori avessero agito così, oggi parleremmo di sovraffollamento di agenti, non di detenuti”. In corso il 185° corso per allievi, con 2.568 posti, e firmato il bando per altri 649 allievi agenti. I corsi verranno ridotti a 4 mesi per aumentare la frequenza e velocizzare l’immissione in servizio.
Il nodo irrisolto dei detenuti psichiatrici: “Serve risposta integrata con le Regioni”
Delmastro ha affrontato anche il tema, sempre più grave, della presenza di detenuti con disturbi psichiatrici all’interno degli istituti: “Serve un intervento congiunto con le Regioni, perché la sanità penitenziaria è una loro competenza. Non si può più rimandare”.
Un tema che, nel silenzio politico nazionale, continua a produrre emergenze umanitarie, gestionali e legali, con il personale sempre più lasciato solo davanti a situazioni complesse.



