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Reddito di cittadinanza regionale: l’economista Massagli boccia l’idea e propone alternative: “Non è replicabile”

L’idea di un Reddito di cittadinanza regionale, avanzata da alcuni settori del “campo largo”, non è una strada percorribile.

Lo sostiene con fermezza il dott. Emmanuele Massagli, docente alla Lumsa e presidente della Fondazione Tarantelli, che in un’intervista esamina le criticità di una simile proposta, a partire dai problemi tecnici e finanziari.

Le ragioni del “no” tecnico e finanziario

Massagli è chiaro: “Il reddito di cittadinanza come conosciuto non è replicabile su scala regionale con l’uso dei Fondi europei”. La ragione principale risiede nella sua natura di sussidio assistenzialistico, che esula dalle competenze legislative regionali e non è finanziabile con i canali europei dedicati. Inoltre, le Regioni non dispongono delle risorse economiche necessarie per sostenere una politica di tale portata.

L’alternativa: il “reddito di dignità”

L’esperto propone come alternativa il “reddito di dignità”, sulla falsariga del modello pugliese, una misura a tempo finalizzata all’inclusione e all’accompagnamento al lavoro. Questo tipo di sostegno sarebbe legato a tirocini, percorsi di alfabetizzazione e formazione professionale, tutte materie di competenza regionale. Massagli sottolinea che misure simili esistono già in diverse Regioni, anche se spesso con nomi meno altisonanti.

L’importanza di una formazione mirata

Massagli critica, inoltre, l’attuale gestione dei fondi per la formazione, spesso sprecati in percorsi formativi inutili che servono solo a ottenere assegni, perpetuando una funzione assistenzialistica dannosa. L’esperto conclude il suo intervento con un’osservazione severa e personale.

In qualità di presidente della Fondazione Tarantelli, ha espresso il suo disappunto per la candidatura di chi ha commemorato Barbara Balzerani, terrorista delle Brigate Rosse, e responsabile dell’omicidio di Ezio Tarantelli, riformista vicino alla Cisl.