Di Pierfrancesco Greco
La serata di ieri mi ha suggerito di non soffermarmi su un unico spettacolo … In passato avevo già avuto l’opportunità di apprezzare le performance di Daniele Scannapieco e del suo sax … Anche ieri, il suo quartetto non ha deluso le aspettative: le accativanti sonorità jazz s’incanalano nello spazio che circonda il Pozzo del Sersale, più che dalle mura limitato, dal cielo stellato reso infinito … Indugio un altro poco: il livello è, ovviamente, siderale e la tentazione di restare è altrettanto alta, però stasera, e forse pure domani, voglio vivere una serata d’altri tempi, come quando, da ragazzo, all’epoca delle prime edizioni del Festival delle Serre, camminando per le vie del borgo, mi lasciavo prendere per mano e guidare dalle sensazioni di quella che allora era una novità; il Festival delle Serre, una novità che avrebbe impresso il suo scintillante sigillo su una storia comunitaria di arte e creatività che, nell’hinterland, non temeva, e non teme, paragoni … Il Festival è stato l’avvio, una sorta di melodioso gong per una nuova vicenda di bellezza e, come recita il claim dell’Edizione in corso, stupore … Stupore, o meglio, la capacità di suscitarlo, che è sempre stato uno dei tratti caratteristici dell’appuntamento che, da oltre tre decenni, saluta l’estate, non solo dei cosentini … Lo stupore che ti culla nel percorrere le vie del centro storico, i suoi passaggi più stretti, quasi segreti, le piazze, le piazzette su cui si materializzano teatri dal mirabile impatto scenico, ove lo sfondo sono i mattoni delle case, ove finestre e balconi diventano palchetti, ove la platea freme di attesa, con gli spettacoli proposti contemporaneamente o in rapidissima successione … Il paese ornato a festa, anzi – urge correggermi -, a Festival è più bello del solito, è più colorato, profuma di letizia … Era così allora, è così oggi … La stucchevole nostalgia di chi è capace solo di guardare indietro non trova posto qui, a Cerisano, al Festival … Il passato è importante, serve a ricordarci quello che siamo, da dove veniamo, quello che è stato fatto e che dobbiamo ancora fare, serve a spingerci a rivivere certe suggestioni, ma non deve diventare zavorra, non deve tenerci patologicamente ancorati alle glorie, ai successi e agli insuccessi ormai andati … L’ancora e la zavorra hanno la loro utilità, in alcuni casi: ci impediscono di diventare preda dei marosi e dei venti, danno un certo senso di tranquillità, però, poi, a esse bisogna saper rinunciare se si vuole riprendere la navigazione, se si vuole tornare a volare, verso nuove mete, progredendo verso il diuturno miglioramento di noi stessi, contribuendo a migliorare e provando a rivoluzionare la realtà in cui viviamo. Ecco, il Festival può, deve fare a meno della zavorrante nostalgia di chi, per motivi propri, non riesce a godere delle cose belle che la vita offre continuamente … E il Festival delle Serre è qualcosa di bellissimo: esso veleggia a gonfie vele, vola in alto, progredisce verso i suoi naturali orizzonti di continua crescita, con un passato glorioso alle spalle, certamente, ma con un eccitante presente da vivere e uno straordinario futuro da percorrere, con la stessa serenità che ieri sera accompagnava me nel camminare, con alcune delle persone a cui voglio più bene, per le sue strade, le strade del Festival, scendendo lungo Corso Carmine, col sottofondo del MusiCorner, fermandomi a seguire lo spettacolo riservato ai ragazzi, nello Slargo Prato, per poi proseguire verso Piazzetta Chiocciola e Piazza Zupi, ove tutto era pronto per allietare, con lo Spiral Sound e l’Agorà Live, le ore degli amanti della notte … La proiezione del film “Biancaneve”, nel Cinema dell’Arena Chiusi, era terminata, ma la notte si prospettava ancora lunga: Maurizio Casagrande, come sempre bravissimo, ancora calcava la scena del teatro Saccoman e, nei locali, la gente si lasciava andare alla prelibatezza di un piatto tipico o di una pizza, al richiamo irresistibile di un fritto, alla felicità che un dolce riesce sempre a inoculare, nel palato e nell’animo. Il vento era fresco, ieri, settembre ci ricordava che la bella stagione è al tramonto … Tramonto che non riguarda Cerisano, non riguarda il Festival, non riguarda queste emozioni … Emozioni come quelle vissute allora, tanti anni fa, come quelle che vivremo ancora, senza nostalgia, lasciando che la felicità di essere tristi non adombri il nostro umore … La felicità, la vera felicità, quella che si rinnova, è vivere senza pensieri le cose che, negli attimi della nostra vita, i sensi percepiscono come belle … In tal modo, la felicità sorgerà sempre, in ogni attimo, in ogni sogno, in ogni serata …



