In Calabria è ufficialmente partita la corsa per le elezioni regionali del 5 e 6 ottobre. Alla chiusura del termine per la presentazione delle liste, il quadro politico appare tutt’altro che lineare: coalizioni ampie, liste numerose e una sfilza di candidati che, negli anni, hanno cambiato schieramento. Chi era a destra ora si ritrova a sinistra, e viceversa.
Tre candidati alla presidenza
A contendersi la guida della Regione ci sono Roberto Occhiuto, presidente uscente e leader del centrodestra; Pasquale Tridico, ex presidente dell’Inps, sostenuto dal cosiddetto “campo largo”; e Francesco Toscano, volto di Democrazia Sovrana Popolare.
Centrodestra, otto liste per Occhiuto
Occhiuto si presenta con una corazzata di otto liste: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Udc, Noi Moderati, Forza Azzurri, Occhiuto Presidente e Sud chiama Nord (insieme al Partito Animalista). Nomi di peso non mancano: la ministra Wanda Ferro, il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, la sindaca di Vibo Valentia Maria Limardo.
Centrosinistra, il “campo largo” guidato da Tridico
Tridico si affida a sei liste, eterogenee e non prive di contraddizioni interne: Pd (in due varianti, ufficiale e Democratici Progressisti), Movimento 5 Stelle, Tridico Presidente, Alleanza Verdi-Sinistra e Casa dei Riformisti (con dentro Azione e Italia Viva). Tra i candidati figurano ex deputati come Elisa Scutellà ed Elisabetta Barbuto, insieme a giovani amministratori locali.
Toscano e la corsa “sovrana”
Democrazia Sovrana Popolare corre invece da sola, con Toscano candidato governatore e una lista presentata già nelle prime ore utili.
Tra i cosiddetti “cambi di casacca”:
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Dalila Nesci, ex M5S e già sottosegretaria, oggi candidata con Fratelli d’Italia.
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Scutellà e Barbuto, protagoniste a Roma con i 5 Stelle, rientrano in gioco dentro l’alleanza progressista.
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Altri ex esponenti centristi, vicini un tempo ad Alfano o a Scopelliti, oggi si distribuiscono tra le varie liste di centrodestra.
Un quadro frammentato e confuso
Il risultato è un mosaico di alleanze e candidature che mette in secondo piano la coerenza politica. A prevalere, più che le idee, è la logica del “ritorno in campo” . Un vero e proprio valzer che lascia disorientati gli elettori: sigle che si moltiplicano, simboli che cambiano, facce già viste che spuntano in schieramenti opposti a quelli del passato.
La campagna elettorale è appena iniziata, ma una cosa appare chiara: il confine tra destra e sinistra in Calabria non è mai stato così sottile.



