La memoria del Brigadiere Antonino Marino, ucciso dalla ‘Ndrangheta il 9 settembre 1990, non è solo un atto dovuto al passato, ma una responsabilità viva che si traduce in impegno civile.
A sottolinearlo con forza è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (Cnddu), che in occasione dell’anniversario ha ribadito come il sacrificio del servitore dello Stato debba diventare una pietra angolare nell’educazione delle giovani generazioni.
Un attentato alla legalità repubblicana
L’assassinio di Marino, avvenuto in presenza della sua famiglia, non è stato un semplice omicidio, ma un vero e proprio attentato al cuore della legalità repubblicana. L’azione criminale ha violato non solo il diritto inviolabile alla vita (art. 2 Cost.), ma ha cercato di ostacolare la piena partecipazione dei cittadini alla vita civile (art. 3) e ha offeso il dovere di onore e disciplina nell’adempimento delle funzioni pubbliche (art. 54).
Per questo, il CNDDU ritiene che il ricordo del Brigadiere sia un monito e un’occasione per riflettere sui valori fondanti della nostra Costituzione.
La scuola come presidio costituzionale
In questa prospettiva, la scuola emerge come un presidio costituzionale imprescindibile nella lotta contro la cultura mafiosa. L’introduzione dell’educazione civica, sancita dalla Legge 92/2019, non è vista come un mero adempimento burocratico, ma come uno strumento sostanziale di prevenzione dei fenomeni criminali. Attraverso percorsi mirati, la scuola può dare agli studenti gli strumenti per riconoscere e respingere i modelli mafiosi, sviluppando una consapevolezza critica che li renda liberi dai condizionamenti dell’illegalità.
La conoscenza contro l’omertà
L’educazione alla legalità, se posta al centro dell’offerta formativa, diventa lo strumento più efficace per contrastare la ‘Ndrangheta e le sue capacità di infiltrazione sociale ed economica. Essa trasforma la scuola in un organo di garanzia democratica, capace di combattere le subculture dell’omertà, della sopraffazione e del privilegio. Onorare il Brigadiere Marino significa dunque trasformare il suo sacrificio in un impegno quotidiano, affinché la scuola diventi un luogo di promozione attiva della giustizia, della dignità e dei diritti umani. È tra i banchi di scuola che si forma la capacità di distinguere tra il diritto e l’arbitrio, tra la forza della legge e la legge della forza, preparando i giovani a un futuro libero da condizionamenti mafiosi, in cui la conoscenza diventa strumento di libertà.



