La Calabria continua a faticare, posizionandosi agli ultimi posti in quasi tutte le classifiche nazionali, dalla disoccupazione al reddito pro capite, fino alla qualità della vita.
Un ritardo che si fa sentire in modo drammatico nel settore della sanità, da oltre quindici anni sotto commissariamento. Un sistema sanitario debole, caratterizzato da emergenze e carenze strutturali, che costringe migliaia di pazienti a cercare cure altrove.
La situazione è stata denunciata con forza da Daniela Primerano, presidente dell’associazione Osservatorio Civico Città Attiva, che non esita a parlare di “numeri della vergogna”.
Per rendere l’idea del divario, la Primerano usa una potente metafora: “Pensate se in una gara, prima venissero spezzate le gambe ad alcuni atleti e poi costretti a correre su una strada dissestata e con le stampelle, mentre altri, allenati e in piena forma, gareggiano in un circuito perfetto. E alla fine la graduatoria fosse unica. Cosa direste?”.
Personale, posti letto e spesa sanitaria: la disparità tra le Regioni
I dati confermano senza ombra di dubbio la disparità. In Calabria si contano appena 119 addetti sanitari ogni diecimila abitanti, un numero che impallidisce di fronte ai 208 di Bolzano o ai 183 dell’Emilia Romagna.
Lo stesso vale per i posti letto ospedalieri, che si fermano a 33 ogni diecimila abitanti, contro i 45 del Piemonte e i 41 della Lombardia. Anche la spesa sanitaria pro capite è impietosa, attestandosi a 2.124 euro, quasi 750 euro in meno rispetto a Bolzano e 264 euro in meno rispetto all’Emilia Romagna, che ha lo stesso statuto ordinario della Calabria.
Questa forbice si traduce in un ammanco di 475 milioni di euro ogni anno che la Calabria non può investire nella sua sanità. La regione ha 12.600 addetti in meno rispetto alla Liguria e 2.160 posti letto in meno rispetto al Piemonte. Questo è il quadro di una sanità che parte già svantaggiata e deve competere con avversari molto più attrezzati.
Un commissariamento inutile e i cittadini pagano il conto
La situazione diventa ancora più paradossale se si considera che i cittadini calabresi sono costretti a pagare le addizionali regionali al massimo da oltre dieci anni. Il commissariamento della sanità, in atto da più di 15 anni, non ha portato i risultati sperati. Al contrario, ha contribuito a cristallizzare le disuguaglianze, con lo Stato che, attraverso i Ministeri, continua ad avallare una gestione che perpetua le ingiustizie.
La riflessione finale di Daniela Primerano è amara e profonda: “Alla luce dei numeri”, dice, “è evidente perché la Calabria non riesce a raggiungere i Lea (Livelli Essenziali di Assistenza). La vera domanda allora diventa: quanto vale la vita di un calabrese per lo Stato italiano?“. Una domanda che solleva un’amara verità e invita a riflettere sulla profonda disuguaglianza che ancora affligge il sistema sanitario del Paese.



