Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, noto per le sue battaglie contro la criminalità organizzata, esprime un giudizio tagliente sulla riforma della giustizia, definendola “inutile e dannosa”.
In un’intervista esclusiva al Corriere della Sera, Gratteri solleva serie preoccupazioni riguardo al futuro dell’autonomia della magistratura italiana.
Le ragioni del dissenso: tempi, qualità e rischi per i pm
Secondo Gratteri, la riforma è “inutile” perché non affronta i problemi reali del sistema giudiziario italiano, come i tempi lunghi dei processi e la qualità delle decisioni. Il magistrato ritiene che non siano state introdotte misure adeguate per semplificare il lavoro dei magistrati.
Inoltre, la riforma è considerata “dannosa” perché, introducendo la separazione delle carriere, rischia di far perdere ai pubblici ministeri la “cultura della giurisdizione”, trasformandoli in semplici accusatori. Questo, secondo Gratteri, potrebbe portare i pm a comportarsi come la “longa manus del governo di turno“, perseguendo solo i reati indicati dall’esecutivo e compromettendo la tutela dei cittadini.
Successo televisivo e servizio pubblico
Il procuratore ha anche parlato del successo della sua trasmissione televisiva, “Lezioni di Mafie“, in onda su La 7. Gratteri e il suo co-autore, Antonio Nicaso, ritengono che il gradimento del pubblico sia dovuto alla loro credibilità e alla semplicità con cui affrontano argomenti complessi.
Hanno sottolineato la necessità che certi temi, come la ‘ndrangheta, vengano trattati con maggiore attenzione, come parte del “servizio pubblico” televisivo.
Gratteri ha confrontato l’approccio di La 7 con quello di Rai Tre, che in passato avrebbe trasmesso un loro documentario in orario notturno e senza alcuna promozione.



