“Possiamo e dobbiamo sconfiggere le mafie“, ma per farlo serve anche un bagno di realtà. La criminalità organizzata oggi non terrorizza più con le stragi, ma seduce, soprattutto i giovani.
È questo il cuore dell’intervento di Chiara Colosimo, deputata di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione parlamentare Antimafia, intervenuta all’evento “Oltre il tetto di cristallo – Il lavoro delle donne” a Firenze.
Un discorso duro, che mette in fila numeri, strategie delle mafie e il disincanto di una generazione cresciuta tra TikTok e canzoni trap che, anziché denunciare, spesso idolatra il crimine.
“La mafia oggi spara meno, e fa meno paura”
Colosimo ha descritto uno scenario in cui le mafie non fanno più leva sulla violenza esplicita, ma sull’apparenza del successo facile. “Spara meno, e quindi induce meno quel terrore che portava, dopo le stragi, i ragazzi in piazza a manifestare”, ha detto. “Ora la vedono meno male. La criminalità appare quasi invisibile, mimetizzata, ma continua a penetrare nelle vite e nei quartieri”.
La droga come porta d’ingresso
Uno dei canali privilegiati di reclutamento è la droga. Le piazze di spaccio, ha ricordato Colosimo, sono il “bancomat” della criminalità organizzata. Ma non solo: rappresentano anche la porta d’ingresso per molti giovani, che iniziano come clienti, per poi diventare sentinelle o spacciatori, spesso senza neppure accorgersene.
“Entrano nelle mani dei grandi narcos, che fanno profitti enormi e li reinvestono nell’economia legale, avvelenando i territori, affamando i commercianti”, ha denunciato.
“Un bel video su TikTok non basta”
Nel mirino della presidente dell’Antimafia anche l’estetica criminale diffusa sui social. “I ragazzi devono capire che, nonostante un bel video su TikTok o una canzone virale, hanno davanti una scelta. Una scelta vera”. O seguono l’esempio dei grandi che hanno combattuto le mafie, o cedono alla seduzione del crimine.
Il monito: “Non posso dire che oggi stia accadendo”
“Tanti hanno detto che la fine della mafia siamo noi”, ha ricordato Colosimo. Ma oggi, avverte, non è ancora così: “Non posso dire che questo sta succedendo“. Un’ammissione che suona come una chiamata collettiva alla responsabilità. Perché le mafie non sono sparite, hanno solo cambiato volto. E il pericolo, ora, è che nessuno le riconosca più.



