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Tragedia nel Cosentino, la denuncia di Ida: “Mia sorella uccisa per i ritardi nei soccorsi”

La sorella di Isabel Desiré Porco – la ragazza morta tragicamente nei giorni scorsi a 16 anni – ha scritto un post social, ripercorrendo le ultime ore concitate. Ecco il suo racconto. Il 18 settembre alle 11:52, Isabel chiamò la sorella Ida: si sentiva male, lamentava la paralisi del braccio e della gamba destri.

Ida corse a prenderla a scuola e trovò una ragazza che stentava persino a reagire, incapace di muoversi autonomamente se non stimolata. Pochi minuti dopo, giunse un’ambulanza, ma senza medico né infermiere a bordo.

Durante il tragitto, Isabel vomitò ripetutamente. Ida, tenendole la testa, assistette impotente. I soccorritori, secondo il racconto, rassicurarono: “Tranquilla, è solo un attacco di panico, sta bene”.

Il pronto soccorso e il tempo perso

All’ospedale, la giovane entrò con codice giallo. Ma tra compilazioni burocratiche e attese, il tempo scorreva. In pediatria, la diagnosi fu modificata: “inizio di crisi epilettica”. Isabel si dimenava sulla barella, chiedendo aiuto, mentre i medici perdevano tempo.

Chiesero se ci fosse “per caso” un posto per un encefalogramma. Alla fine lo eseguirono e esclusero l’epilessia. Si passò allora alla TAC: l’esito fu drammatico. Isabel era vittima di un’emorragia cerebrale causata da una malformazione artero-venosa congenita (MAV), che da sempre era nel suo corpo ma non aveva manifestato sintomi fino all’esplosione improvvisa.

L’intervento chirurgico e il silenzio del drenaggio

Fu convocata un’équipe medica e prese forma il “verdetto” che avrebbe cambiato ogni possibilità. In sala operatoria le fu inciso il cranio per inserire un drenaggio: avrebbe dovuto evacuare il sangue e abbassare la pressione intracranica. Eppure, per tre giorni, quella pressione non si è mai ridotta.

Isabel avrebbe sofferto intensamente, senza che nessuno riuscisse ad alleviare la sua condizione. I suoi genitori, fin dal primo giorno, chiesero il trasferimento in una struttura specializzata: “Non era trasportabile”, risposero. Ma poi, la portarono altrove.

Una famiglia sconvolta chiede risposte

Ida, con dolore rabbioso, punta il dito contro un sistema che — a suo avviso — è “colpevole” del ritardo. “Perché non avete accettato il vostro fallimento? Perché ho perso mia sorella a 16 anni?” domanda.

Lei stessa dovrà scegliere il vestito per i diciotto anni di Isabel — un abito che sarebbe dovuto essere sua. I genitori hanno perso una figlia, lei e il fratello una sorella, gli zii una nipote. “E voi, medici, cosa avete perso?” chiede amaramente.