Un grido di rabbia e profonda sofferenza scuote la comunità e pone un riflettore impietoso sulla sanità calabrese, in particolare sul Pronto Soccorso dell’Ospedale Annunziata di Cosenza.
Rita Palumbo ha condiviso un post drammatico, denunciando l’odissea subita dalla madre 84enne, allettata, entrata in ospedale con un codice rosso per scompenso cardiaco e uscita con ferite e un morale a pezzi.
Dieci giorni in Pronto Soccorso: un’odissea di incompetenza
L’incubo è iniziato il 23 settembre, quando l’anziana madre di Rita Palumbo è stata portata d’urgenza in ospedale. Il post racconta di paura e preoccupazione iniziale, rapidamente trasformatesi in indignazione per la gestione del caso. Nonostante la gravità della situazione e la diagnosi di scompenso cardiaco – che avrebbe richiesto, a detta della figlia, un trasferimento immediato in Cardiologia – la donna è rimasta bloccata per dieci lunghi giorni in Pronto Soccorso.
Il racconto si sofferma su un episodio scioccante: un tentativo di prelievo che ha richiesto tre infermieri e si è risolto in un fallimento, lasciando sul corpo dell’anziana “cento buchi”. “Nemmeno ci sono riusciti!!! Animali incompetenti!!!”, si sfoga la figlia, allegando foto a testimonianza delle lesioni subite. A distanza di 14 giorni, la donna mostra ancora i segni evidenti di questa inaudita negligenza.
Dalla cura alla piaga: la negligenza che uccide l’umanità
L’indignazione di Rita Palumbo non si limita all’incompetenza tecnica, ma si estende alla totale mancanza di umanità e dedizione del personale sanitario. La madre, curata con attenzione e tenuta “benissimo, pulita e profumata” a casa, è arrivata a sviluppare delle piaghe durante la degenza in ospedale.
“Infermieri che non sanno nemmeno fare un prelievo… che chiedi un attimo di attenzioni e si fanno i fatti loro parlando di ferie di feste e uscite serali”, scrive Rita Palumbo, descrivendo un ambiente di totale indifferenza in un luogo dove si dovrebbe lottare per la vita. “Così si muore all’ospedale Annunziata di Cosenza…”.
La sanità “regalata”: un’accusa alla politica
La rabbia si riversa poi contro la classe politica e, in particolare, viene citato direttamente il signor Occhiuto, presidente della Regione Calabria. “E parlano di votazioni????? Guardate che cosa hanno fatto a mia madre caro signor Occhiuto!!!! Questa è la sanità che ci avete regalato!!! È la sanità che tanto difendete…”.
La Palumbo conclude il suo sfogo con una disillusione totale verso il sistema: “La sanità che ci hanno imposto con tutto il marciume che c’è dentro è uno schifo che non avrà mai fine… Meglio morire in strada che essere ammazzati da chi ci dovrebbe aiutare a vivere“. La sua decisione di non andare a votare è l’estremo atto di protesta contro un sistema che, a suo dire, dimostra come “per i politici l’essere umano non conta”.
La denuncia, che parla apertamente di “bastardi… da denunciare!!!”, non è solo un atto di dolore personale, ma un monito severo sullo stato di una sanità pubblica in cui l’emergenza sembra trasformarsi troppo spesso in condanna.



