Un pomeriggio che doveva essere di sport si è trasformato in un nuovo capitolo di tensione e disordini. Allo stadio “Oreste Granillo” di Reggio Calabria, la Reggina ha incassato la seconda sconfitta consecutiva, cedendo 0-1 alla Vigor Lamezia nella gara valida per l’ottava giornata del girone I di Serie D. Il gol decisivo, firmato da Staiano nei minuti di recupero, ha sancito una crisi tecnica e ambientale sempre più profonda per gli amaranto, fermi a quota 8 punti e già distanti sette lunghezze dalla vetta.
La partita, avara di emozioni, ha visto i padroni di casa tentare di prendere in mano il gioco, ma la Vigor Lamezia si è dimostrata compatta e ben organizzata. Barillà ha provato di testa senza successo, Palumbo ha protestato per un presunto fallo in area, mentre Edera — subentrato a Ferraro — ha sfiorato il vantaggio con un’azione personale. L’occasione più nitida per la Reggina è arrivata al 41’ della ripresa, quando Sanzone ha salvato sulla linea un pallone che sembrava destinato in rete. Poi, nel recupero, il colpo di grazia: Staiano ha punito gli amaranto con una rete che ha fatto esplodere la rabbia sugli spalti.
Ma il vero dramma si è consumato fuori dal campo. Sin dall’ingresso in campo, la Curva Sud ha manifestato il proprio dissenso con cori e fischi rivolti al patron Ballarino e alla squadra. Dopo il triplice fischio, la contestazione è degenerata: fischi, insulti e momenti di tensione all’esterno della tribuna coperta hanno reso l’atmosfera incandescente⁽¹⁾. Alcuni tifosi hanno atteso l’uscita dei giocatori per un confronto diretto, mentre il club ha scelto il silenzio stampa.
Ancora una volta, il calcio reggino si ritrova a fare i conti non solo con una crisi sportiva, ma con un clima di esasperazione che sfocia nell’inaccettabile. La violenza negli stadi non può e non deve diventare una risposta alla delusione. Serve un cambio di rotta, dentro e fuori dal campo.



