Un nome fino a ieri noto solo negli ambienti sportivi della provincia di Reggio Calabria è oggi al centro di una delle inchieste più clamorose sulle frode sportive in Italia.
L’operazione, denominata “Penalty”, ha scosso il mondo del calcio giovanile, portando all’arresto domiciliare di cinque persone, tra cui l’arbitro che, secondo gli inquirenti, era la figura chiave dell’organizzazione.
Il ruolo chiave dell’arbitro
Secondo la Procura di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli, il sistema di scommesse truccate “ruotava intorno all’arbitro Luigi Catanoso, 37 anni, reggino”. Catanoso è finito agli arresti domiciliari insieme ad altre quattro persone, con l’accusa di far parte di un vero e proprio sodalizio criminale con ruoli e funzioni ben definiti.
Gli investigatori non hanno dubbi sul ruolo di Catanoso: “Era lui a individuare altri colleghi arbitri, designati per i singoli incontri sportivi, per poi avvicinarli e corromperli, mediante la dazione o la promessa di somme di denaro che potevano arrivare fino a 10.000 euro a partita”, ha spiegato Borrelli durante la conferenza stampa.
L’inizio dell’indagine: Benevento-Cesena Primavera
L’intera indagine ha avuto origine da una segnalazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dopo un’analisi che ha rilevato un flusso anomalo di scommesse sulla partita Benevento-Cesena Primavera 2, disputata nel gennaio 2024 e arbitrata proprio da Catanoso.
“Su quell’incontro si erano concentrate scommesse per oltre 41.000 euro, un volume anomalo per una gara giovanile – ha spiegato Borrelli –. La maggior parte delle puntate, 219 su 288, riguardava la vittoria del Benevento. Le giocate provenivano quasi tutte da Melito Porto Salvo, Condofuri, Palizzi Marina e Reggio Calabria”.
Da questa segnalazione sono partite le indagini dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, con intercettazioni e accertamenti bancari che hanno portato alla scoperta del sistema fraudolento.
I complici e il meccanismo illecito
Oltre a Catanoso, il gip di Reggio Calabria ha disposto i domiciliari per i calabresi Giancarlo Fiumanò (42 anni) e Lorenzo Santoro (32), e per i toscani Giampiero e Tommaso Reale, padre e figlio e titolari di un’agenzia di scommesse a Sesto Fiorentino, indicati come i finanziatori del giro. Indagati a piede libero anche Bartolo e Leo Palamara, entrambi di Melito Porto Salvo.
Il meccanismo prevedeva un sistema complesso per eludere i controlli:
- I Reale fornivano la liquidità necessaria per le puntate.
- Gli intermediari calabresi distribuivano le giocate.
- Catanoso e gli arbitri reclutati indirizzavano il risultato delle partite (ad esempio, concedendo rigori inesistenti o favorendo partite con molti gol).
- Venivano utilizzati conti gioco fittizi e operatori di scommesse esteri non autorizzati nell’Unione Europea, al fine di non destare sospetti sui flussi di denaro.
Nessun coinvolgimento della criminalità organizzata
Un punto che gli inquirenti hanno voluto chiarire subito è l’assenza, al momento, di infiltrazioni mafiose. “Non è emerso il coinvolgimento della criminalità organizzata – ha precisato Borrelli –. Si tratta di un’associazione autonoma, con finalità esclusivamente economiche”.
L’inchiesta ha però rivelato come, dietro al sistema illecito, ci fosse l’ambizione personale di Catanoso, che, secondo la Procura, “puntava a farsi strada nel calcio professionistico, portando il meccanismo corruttivo anche nei campionati maggiori”, prima che il sogno si infrangesse.
Oltre a Benevento-Cesena, altre partite giovanili finite sotto la lente d’ingrandimento sono Hellas Verona-Cagliari (Under 19), Sassuolo-Verona (Under 19) ed Empoli-Lazio (Primavera). Il procuratore Borrelli ha sottolineato che “i calciatori non sapevano nulla del retroscena. Gli incontri manipolati riguardavano esclusivamente arbitri e loro contatti diretti”.
L’operazione “Penalty” non solo svela un nuovo capitolo di corruzione sportiva, ma mette in discussione la credibilità dei campionati giovanili, dimostrando come il sistema fosse già pronto a “fare il salto di categoria, sfruttando il basso livello di controllo delle partite giovanili per accumulare capitali e passare poi al calcio che conta”. Le indagini della Procura di Reggio Calabria continuano. (fonte calabria7)



