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Crisi nocciole: raccolto turco crolla, il prezzo raddoppia. L’impatto sulla Nutella

Una combinazione di eventi climatici avversi e una massiccia invasione di parassiti ha scatenato una crisi senza precedenti nel mercato turco delle nocciole.

Il prezzo dell’ingrediente chiave per prodotti dolciari globali, tra cui la celebre Nutella di Ferrero, è quasi raddoppiato dall’inizio dell’estate, costringendo il gigante dolciario italiano a sospendere temporaneamente gli acquisti dalla Turchia.

Raccolto ai minimi storici: la Turchia in ginocchio

La Turchia è il cuore della filiera mondiale delle nocciole, responsabile per circa due terzi dell’offerta globale, con una produzione annua che in un anno normale oscilla tra 600.000 e 700.000 tonnellate (su un totale mondiale di circa 1,1 milioni di tonnellate).

Tuttavia, il 2025 si preannuncia critico. Le stime degli operatori prevedono che la produzione possa scendere a 500.000 tonnellate o meno. Cemil Temiz, presidente della filiale di Ulubey della cooperativa Fiskobirlik, è ancora più pessimista, avvertendo che la cifra effettiva non supererà le 300.000 tonnellate.

A causare il crollo sono stati due fattori principali:

  1. Una gelata tardiva che ha colpito la regione orientale del Mar Nero.
  2. L’arrivo della cimice asiatica “Sputnik”, un parassita che ha compromesso ulteriormente i raccolti.

Il prezzo impazzito e l’intervento fallito

La forte contrazione dell’offerta ha innescato una vera e propria impennata dei prezzi. Il costo delle nocciole naturali (sgusciate) è schizzato da 9.000 a 18.000 dollari a tonnellata in poche settimane, segnando un aumento record.

Di fronte a questa escalation, il Turkish Grain Board (TMO) è intervenuto alzando il prezzo minimo di sostegno del 20%, ma il mercato, mosso dalla scarsità, ha superato rapidamente la soglia stabilita.

La strategia di Ferrero: calma e diversificazione

Ferrero, che da sola utilizza circa un quarto della produzione mondiale di nocciole, sta gestendo la crisi con cautela. Marco Botta, direttore generale della Ferrero Hazelnut Company, ha spiegato che l’azienda dispone di una “copertura molto ampia” e non ha “fretta di acquistare”, contando di attendere un calo dei prezzi prima di riprendere le trattative.

Il gruppo di Alba ha rassicurato i consumatori: la produzione annuale di Nutella, pari a 365.000 tonnellate, non subirà interruzioni grazie alle sue riserve strategiche.

Il “Piano B” globale

La resilienza di Ferrero è il risultato di una strategia di diversificazione avviata oltre vent’anni fa. Per compensare la carenza turca, l’azienda sta attingendo alle proprie scorte e si sta rivolgendo a fornitori in Cile e Stati Uniti, dove ha sviluppato coltivazioni che oggi garantiscono circa 100.000 tonnellate l’anno ciascuno.

L’azienda si rifornisce anche da altri Paesi come l’Italia e la Serbia. Questa rete logistica permette a Ferrero di ammortizzare gli effetti della crisi turca, dimostrando che la diversificazione è essenziale per affrontare “anni difficili come questo, segnato da gelate e siccità”. Nonostante ciò, la Turchia rimane il punto nevralgico per il futuro del settore a livello globale.