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Carburanti sempre più cari: Sud e Calabria tra le regioni più penalizzate

I prezzi dei carburanti tornano a pesare sulle tasche degli automobilisti italiani. Negli ultimi giorni si registra un nuovo incremento dei listini che, seppur graduale, sta diventando sempre più evidente. La benzina in modalità self ha ormai sfondato il muro di 1,70 euro al litro a livello nazionale, mentre il diesel viaggia attorno a 1,64 euro.

Il rincaro si avverte in particolare nelle regioni meridionali, dove in molti casi le tariffe medie risultano tra le più alte d’Italia. Stando alle analisi su base Mimit elaborate dal Codacons, in 11 regioni il prezzo medio della verde supera 1,70 euro/litro. Il primato del caro-benzina va alla Provincia autonoma di Bolzano (1,760 €/l), seguita da Basilicata (1,734 €/l), Calabria (1,730 €/l) e Sicilia (1,725 €/l). Toscani più fortunati, dove si registra la media più bassa con 1,685 €/l.

Situazione ancora più gravosa lungo la rete autostradale: nei distributori “serviti” si sono già visti prezzi oltre i 2,30 euro al litro, con picchi sulla A21 tra Torino e Piacenza (verde a 2,349 €/l e gasolio a 2,289 €/l). Segnalazioni simili anche sulla A1 e sulla A4.

E all’orizzonte c’è un ulteriore salasso: da gennaio scatterà un incremento delle accise sul diesel, previsto in manovra economica. Il Codacons calcola che l’aumento di 4,05 centesimi (più Iva) farà lievitare il pieno di un’auto a gasolio da 50 litri di circa 2,47 euro in più, pari a quasi 60 euro di spesa aggiuntiva l’anno per chi fa due rifornimenti mensili.

In Italia circolano circa 16,6 milioni di vetture diesel, quindi la misura avrà impatto su una larga parte dei cittadini. Sommando anche gli aumenti entrati in vigore a maggio, l’aggravio complessivo sfiorerebbe 81 euro annui per automobile.

Una dinamica che rischia di accentuare ulteriormente il divario territoriale: per chi vive nel Mezzogiorno e dipende dall’auto per spostarsi, la stangata è già realtà.