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Crollo educativo: oltre il 50% degli studenti calabresi insufficiente in italiano e matematica

Il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) 2024 dell’Istat lancia un allarme perentorio sul sistema educativo italiano, evidenziando una progressiva e allarmante perdita di competenze di base.

Un fenomeno che minaccia l’equità sociale e territoriale, assumendo i contorni di un vero e proprio crollo nel Mezzogiorno, con la Calabria in una posizione critica che alimenta le preoccupazioni nel dibattito sull’Autonomia Differenziata.

Lo stallo nazionale e la crisi post-pandemica

A livello nazionale, i dati per gli studenti al terzo anno delle scuole secondarie di primo grado sono sconfortanti. Circa il 41,4% non raggiunge un livello sufficiente in lingua italiana, un aumento significativo rispetto al 34,4% del 2017/18. La situazione è peggiore in matematica, dove i low performer salgono al 44,3%, contro il 39,3% di sette anni fa.

Il rapporto Istat sottolinea che, dal 2021, le percentuali di studenti con competenze insoddisfacenti sono rimaste ostinatamente invariate, indicando la grave difficoltà del sistema scolastico nel recuperare gli standard precedenti alla crisi sanitaria.

La frattura calabrese: performance al limite

È nell’analisi territoriale che l’emergenza nazionale si trasforma in una crisi strutturale, ponendo la Calabria sotto i riflettori.

In termini di competenze alfabetiche (lingua italiana), la regione si attesta come la seconda peggiore d’Italia, subito dopo la Sicilia. Ben il 50,8% degli studenti calabresi in terza media non raggiunge livelli adeguati, superando di oltre nove punti percentuali la media nazionale.

Ancora più drammatici sono i numeri per le competenze numeriche (matematica). Anche qui, la Calabria segue immediatamente la Sicilia nel primato negativo, registrando un impressionante 59,5% di studenti insufficienti. Ciò significa che quasi sei studenti su dieci in Calabria non possiedono le basi matematiche accettabili, una percentuale di gran lunga superiore al 44,3% della media italiana.

Questi divari non solo confermano la storica disparità Nord-Sud, ma rischiano di cristallizzare le disuguaglianze strutturali, sollevando interrogativi sulla capacità del sistema formativo di reggere in aree già ad alto rischio di abbandono.

Il peso dell’origine e il ritardo dei nativi

Il problema delle competenze non si limita alle differenze regionali e permea anche la popolazione studentesca autoctona e non.

  • Studenti non nati in Italia: Scontano il ritardo più pesante: il 75% non raggiunge adeguate competenze alfabetiche e il 67,6% quelle numeriche.
  • Studenti di seconda generazione: La situazione è meno grave, ma comunque preoccupante: il 57,2% è insufficiente in italiano e il 52,6% in matematica.
  • Studenti nativi: Anche tra gli studenti nati in Italia, le quote di insuccesso sono rilevanti: il 37% non raggiunge competenze alfabetiche adeguate e il 41,4% si colloca nella fascia di insuccesso per le competenze numeriche.

In un contesto dove l’incapacità di recuperare gli standard pre-pandemia si somma a un divario territoriale come quello calabrese, il dibattito sull’Autonomia Differenziata è visto dal rapporto Istat come una potenziale arma a doppio taglio. Senza un massiccio intervento perequativo e un rilancio mirato del sistema scolastico, l’autonomia rischia di amplificare e rendere permanenti disparità educative che compromettono non solo il futuro della Calabria, ma l’intero assetto economico e sociale del Paese.