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Guccione (Pd): «Sottrarre la Sanità al controllo delle regioni, diventi statale»

L’accordo tra la Regione Calabria e l’Emilia Romagna per la gestione dei flussi di mobilità sanitaria è al centro di un acceso dibattito politico, con Carlo Guccione, componente della direzione nazionale del PD, che lo liquida come un “pannicello caldo” puramente mediatico.

La critica non è rivolta solo al provvedimento specifico, ma mira a una riforma più radicale: sottrarre la responsabilità della sanità alle Regioni per affidarla nuovamente allo Stato centrale.

Le radici del problema: emigrazione sanitaria e disuguaglianze

L’analisi di Guccione affonda le radici in un problema strutturale: la profonda disparità nell’offerta sanitaria tra il Sud e il Nord Italia. L’emigrazione dei pazienti, in gran parte “imposta” dall’inefficienza dei servizi locali, costa alle regioni meridionali 5 miliardi di euro l’anno.

  • La Calabria ha speso 328 milioni di euro in sanità passiva solo nel 2024, una cifra destinata ad aumentare nel 2025.

  • L’accordo con l’Emilia Romagna, inteso a regolare questi flussi, rischia di essere controproducente. Guccione teme che l’imposizione di tetti alle prestazioni porti all’aumento delle rinunce alle cure, un fenomeno che in Calabria ha già raggiunto il 10%, la percentuale più alta d’Italia.

L’efficacia e la qualità dei servizi sono direttamente correlate ai flussi migratori. Non è un caso che regioni come Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, ai primi posti nella classifica dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), siano anche le destinazioni preferite dai pazienti meridionali.

Mancanza di controlli e sprechi

Oltre alla disparità nell’offerta, emerge il problema della gestione finanziaria e del controllo sui flussi.

Un’interrogazione di Guccione risalente al 2019 aveva già messo in luce casi emblematici di inefficienza e potenziale spreco in Calabria:

  • Solo in quell’anno, la Regione scoprì di aver pagato 4,7 milioni di euro per prestazioni erogate a pazienti risultati non residenti.

  • Inoltre, la Calabria non aveva contestato flussi per ricoveri di tipo A (la cosiddetta “migrazione”) per un valore di 222 milioni di euro, perdendo così l’opportunità di risparmiare circa 36 milioni di euro.

La domanda che si pone oggi è cruciale: la Regione Calabria è in grado, nel 2025, di controllare con efficacia la reale fruizione dei servizi da parte dei residenti e di verificare analiticamente il livello e la qualità delle prestazioni acquistate da fuori? La risposta implicita nella nota è negativa, sottolineando come il contrasto all’emigrazione passi necessariamente per il miglioramento dell’offerta sanitaria regionale.

La critica per la riforma: sanità di Stato

La conclusione è un chiaro appello a un cambio di paradigma: è il tempo di una riforma complessiva.

Secondo Guccione, è necessario che la sanità venga “finalmente sottratta alle derivazioni e spesso deformazioni del potere delle Regioni” e torni a essere interamente controllata dallo Stato centrale. Questo è l’unico modo, a suo avviso, per affrontare strutturalmente le disuguaglianze e garantire i LEA su tutto il territorio nazionale.

Il PD calabrese viene esortato a farsi portavoce di questa battaglia, impedendo che l’intesa con l’Emilia Romagna si riduca a un mero “risparmio economico a discapito della salute dei calabresi”.