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Blitz carabinieri: arresti nel Crotonese per favoreggiamento di latitanti della ‘ndrangheta

I carabinieri del Comando Provinciale di Crotone, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro, hanno eseguito una misura cautelare che ha portato all’arresto di sette persone.

Gli indagati sono ritenuti responsabili di aver fornito supporto e assistenza al locale di Cirò, una potente articolazione della ‘ndrangheta radicata nel territorio crotonese.

Misure cautelari: cinque in carcere, due ai domiciliari

Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Catanzaro, accogliendo la richiesta della DDA, ha disposto cinque arresti in carcere e due agli arresti domiciliari per gli indagati. Le accuse contestate sono di procurata inosservanza della pena, aggravata dalla circostanza di aver agevolato un’associazione mafiosa.

Supporto alla latitanza dei condannati dell’operazione “Stige”

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo avrebbe attivamente contribuito alla latitanza e alla protezione di due affiliati già condannati in via definitiva nell’ambito della storica operazione “Stige”.

Si tratta di S.C., 43 anni, di Cirò Marina, che doveva scontare una pena residua di 3 anni e 25 giorni, e di A.A., 52 anni, sempre di Cirò Marina, con una pena residua da scontare di 6 anni, 5 mesi e 11 giorni. Gli indagati avrebbero messo i due uomini in condizione di sfuggire all’esecuzione del provvedimento di carcerazione.

La rete di appoggio logistico per i fuggitivi

L’indagine, avviata il 1° luglio 2024 e conclusa il 19 novembre 2024, ha permesso di ricostruire la rete di supporto che garantiva ai latitanti tutto il necessario per la loro irreperibilità. Questa struttura ramificata avrebbe fornito appoggi logistici costanti, abitazioni messe a disposizione per nascondigli, spostamenti coperti e protetti, e assistenza costante per le necessità quotidiane.

Comunicazioni schermate con Sim “pulite”

Per garantire i contatti esterni e, al contempo, ostacolare le indagini delle forze dell’ordine, il gruppo si sarebbe preoccupato di fornire strumenti di comunicazione non tracciabili. In particolare, venivano utilizzate Sim telefoniche attivate ad hoc e intestate a terzi, un accorgimento studiato per assicurare comunicazioni schermate e rendere vane le ricerche.