La trentaseiesima edizione dell’indagine sulla Qualità della Vita del Sole 24 Ore, i cui risultati sono stati diffusi oggi 1° dicembre, ha incoronato la provincia di Trento come la migliore d’Italia.
Già testa di serie nell’Indice di Sportività 2025 e in Ecosistema Urbano, Trento svetta in un podio interamente alpino, affiancata da Bolzano al secondo posto e Udine al terzo.
All’estremo opposto della classifica, si posiziona Reggio Calabria, ultima tra le 107 province, segnando un divario che persiste e si accentua tra il Nord e il Mezzogiorno. Le ultime 24 posizioni sono interamente occupate da province meridionali, un risultato che conferma una spaccatura geografica mai sanata nelle 36 edizioni dell’indagine.
La performance della Calabria: un quadro di arretratezza
Per la Calabria, l’esito dell’indagine rappresenta, come di consueto, una situazione critica, spesso liquidata localmente con commenti politici o la svalutazione degli indicatori.
La migliore tra le province calabresi è Catanzaro, che si attesta al 92° posto (due posizioni in meno rispetto all’anno precedente). Seguono Cosenza al 100° posto (in leggero miglioramento di due posizioni), Vibo Valentia al 102° posto (sale di una) e Crotone stabile in 105ª posizione. In fondo, come già menzionato, si trova Reggio Calabria, ultima degli ultimi.
I 90 indicatori utilizzati per l’indagine sono suddivisi in sei categorie: Ricchezza e Consumi; Affari e Lavoro; Ambiente e Servizi; Demografia, Società e Salute; Giustizia e Sicurezza; Cultura e Tempo Libero.
Reggio Calabria: contrasti estremi e indicatori negativi
Reggio Calabria è la maglia nera della classifica generale, penalizzata in modo significativo in diverse macro-aree: si colloca al 107° posto per «Affari e lavoro», 107° per «Ambiente e servizi» e 101° per «Ricchezza e consumi».
Il Sole 24 Ore dedica un focus alla città metropolitana, evidenziandone i forti contrasti: la bellezza del “salotto” cittadino con vista sull’Etna si scontra con il degrado delle periferie, caratterizzate da strade dissestate e incuria. Questa polarizzazione si riflette anche tra i tre territori che compongono la provincia: la Locride, la Piana di Gioia Tauro e l’Aspromonte.
Tra gli indicatori più critici emergono:
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Ricchezza e consumi: Il territorio è classificato come a basso reddito. Il 40,6% delle famiglie ha un ISEE inferiore a 7.000 euro e il reddito medio pro capite si attesta a poco più di 15.000 euro, inferiore alla pensione di vecchiaia media (21.000 euro). L’inflazione, al 2%, è il doppio di quella nazionale.
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Affari e lavoro: La provincia si trova nelle ultime 15 posizioni in quasi tutti gli indicatori di questa categoria. Un dato che spicca è la 22ª posizione per le pensioni di vecchiaia, le quali rappresentano un’importante misura di welfare non convenzionale per molte famiglie.
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Demografia e salute: Nonostante Reggio Calabria sia 7ª per quoziente di natalità, il saldo migratorio totale è penultimo (106ª posizione) a causa della fuga di giovani e, in un fenomeno sempre più evidente, anche di pensionati che emigrano per raggiungere i figli al Nord e usufruire di una sanità più efficiente (la provincia è 102ª nell’emigrazione ospedaliera).
Le altre province calabresi e i record negativi
Anche le altre province calabresi evidenziano settori chiave in forte ritardo:
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Vibo Valentia detiene il primato negativo a livello nazionale per retribuzione dei lavoratori dipendenti, con 13.300 euro, a fronte dei 34.300 di Milano. È ultima anche per durata media dei procedimenti civili, che superano i 1.000 giorni, contro una media nazionale di 345 e i 121 giorni di Gorizia. La qualità della vita per anziani e donne è valutata pessima, con Vibo al 104° posto in entrambi i parametri.
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Crotone è ultima per offerta culturale (soltanto 5 spettacoli ogni mille abitanti, contro i 103 di Pescara) ed è terz’ultima per qualità della vita dei bambini, ultima per mortalità evitabile e messa malissimo per qualità della vita delle donne.
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Cosenza è ultima per quota di export sul Pil e per valore aggiunto pro capite. Per quanto riguarda l’emigrazione ospedaliera, Cosenza è la peggiore tra le province calabresi, posizionandosi al 103° posto.
Le città metropolitane e il trionfo del Nord-Est
A livello nazionale, la top 10 è dominata dal Nord-Est, con l’eccezione di grandi città come Bologna (4ª) e Milano (8ª), che torna tra le prime dieci. Bergamo (5ª) e Treviso (6ª) sono tra i territori che hanno registrato i maggiori miglioramenti.
Le città metropolitane, in generale, mostrano un miglioramento diffuso. Roma avanza di 13 posizioni (46ª), mentre Milano sale al 8° posto (+4). La prima area metropolitana del Mezzogiorno è Cagliari, che sale di cinque posizioni e si piazza al 39° posto.
Reggio Calabria è l’unica città metropolitana a chiudere la classifica per il secondo anno consecutivo, consolidando un divario Nord-Sud che si conferma la costante storica dell’indagine.



