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“Spara a Giorgia” e firma BR a Busto Arsizio: sale l’allarme dopo le minacce a Meloni

Una grave minaccia contro la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è comparsa sui muri esterni della sede della Lega a Busto Arsizio (Varese).

La scritta, in vernice rossa, recita “Spara a Giorgia”, accompagnata da una stella a cinque punte e dalla firma “BR” (Brigate Rosse), richiamando un estremismo di matrice terroristica.

Gli agenti della Digos della questura di Varese sono immediatamente intervenuti sul posto e hanno avviato le indagini per identificare i responsabili di questo gesto.

Le reazioni della politica

L’episodio ha suscitato una ferma condanna da parte del mondo politico. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha definito l’azione “inaccettabile e pericolosa, da condannare con forza, per evitare che una becera scritta si trasformi in qualcosa di molto più grave”, richiamando alla responsabilità istituzionale.

Sulla stessa linea, Alessandro Albani, segretario della Lega di Busto Arsizio, ha parlato di “minacce gravi alla presidente del Consiglio, segno di un clima intollerabile”, annunciando una denuncia alle forze dell’ordine nella speranza di individuare gli autori.

Solidarietà alla premier è giunta anche da Carlo Calenda, leader di Azione, che ha invitato a non minimizzare il “clima d’odio” con un messaggio di “solidarietà a Giorgia Meloni senza se e senza ma”.

Non è un episodio isolato

Questo atto di intimidazione non è il primo a colpire la sezione della Lega di Busto Arsizio, dove già il 31 ottobre il portone di via Culin era stato imbrattato con vernice rossa, e pochi giorni dopo sul municipio era apparsa la scritta “Fasci appesi”.

L’episodio odierno richiama anche quanto accaduto a livello nazionale: segue di poco, infatti, la comparsa di una scritta identica, “‘Spara a Giorgia’ e firma dell’estremismo comunista delle brigate rosse”, sul lungomare di Marina di Pietrasanta (Toscana) il 7 dicembre.

L’allarme di Guido Crosetto

Poche ore prima della notizia toscana, il ministro della difesa, Guido Crosetto, aveva già espresso profonda preoccupazione in un’intervista ad Avvenire per il clima di violenza ideologica: “Foto bruciate nelle piazze, confronti negati nelle università, assalti alle redazioni dei giornali. Si respira un’aria brutta, pesante, irragionevole, violenta. E non vorrei che all’improvviso ci trovassimo a fare i conti con delle ‘Brigate Rosse 4.0’”. Crosetto ha concluso sottolineando il rischio di un “odio ideologico e politico che si cerca di alimentare”.