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Cellulari e favori in cambio di soldi: arrestato agente del carcere di Crotone

Nella mattinata di oggi, il personale della Polizia di Stato di Crotone ha dato esecuzione a un provvedimento di carcerazione e a un contestuale sequestro di beni nei confronti di un poliziotto penitenziario operativo presso il carcere cittadino. L’ordinanza, firmata dal gip su proposta della Procura locale, ipotizza a carico dell’uomo reati gravi che spaziano dalla corruzione alla divulgazione di notizie riservate, fino al falso in atti e all’agevolazione dell’uso di telefoni da parte dei reclusi.

Due anni di indagini e un agente infiltrato

L’operazione è il coronamento di un’intensa attività investigativa durata oltre ventiquattro mesi, portata avanti dalla Squadra Mobile e dal Servizio centrale operativo (Sco) sotto la guida del Procuratore Domenico Guarascio. Per incastrare l’indagato, gli inquirenti si sono avvalsi non solo di pedinamenti e intercettazioni di vario tipo (telefoniche e ambientali), ma hanno fatto ricorso anche a un poliziotto “undercover”, ovvero un operatore infiltrato che ha agito sotto copertura per documentare le condotte illecite.

Il sistema dei favori a pagamento

Dalle ricostruzioni degli investigatori emerge un quadro inquietante: la guardia, sfruttando il proprio incarico di addetto alla gestione dei colloqui, avrebbe creato un rapporto di “complicità” con alcuni detenuti. In cambio di mazzette o promesse di denaro, versate spesso dai parenti dei carcerati, l’agente avrebbe permesso l’ingresso di smartphone e altri strumenti tecnologici all’interno delle celle.

Oltre a introdurre oggetti proibiti, l’uomo si sarebbe mostrato disponibile a fornire soffiate protette dal segreto d’ufficio o a garantire trattamenti di favore, promettendo persino interventi per influenzare l’andamento dei processi dei detenuti che accettavano di pagare per i suoi servizi.