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Il fenomeno del regifting: quando il regalo di Natale cerca una seconda vita

Terminate le festività natalizie, si apre una fase meno celebrata ma estremamente diffusa: la gestione dei regali non graditi.

Tra pacchetti riposti in fondo ai cassetti e oggetti pronti per essere reimmessi nel circuito dello scambio, il riciclo dei doni è diventato una pratica socialmente accettata, mossa da pragmatismo e attenzione alla sostenibilità.

La nuova vita degli oggetti non desiderati

Ogni anno milioni di articoli, dai profumi troppo intensi agli elettrodomestici duplicati, alimentano un mercato secondario che raggiunge il suo picco nei giorni immediatamente successivi al Natale. Se un tempo il galateo suggeriva di conservare ogni dono per pura cortesia, la sensibilità contemporanea premia l’utilità. Gli annunci online di prodotti ancora sigillati testimoniano la volontà di evitare gli sprechi, trasformando un oggetto inutile per chi lo riceve in una risorsa per qualcun altro.

La classifica dei doni meno amati

Esiste una casistica ricorrente di oggetti che finiscono nel circuito del riciclo. In cima alle preferenze negative si trova spesso il portafoglio in ecopelle dal design datato, seguito da accessori come sciarpe e cravatte dalle fantasie eccentriche. Anche la categoria dei soprammobili, dalle cornici dorate alle candele oversize, fatica a trovare spazio nelle abitazioni moderne. Non mancano poi i gadget aziendali o i set da bagno che, per la loro genericità, non riescono a creare un legame personale con il destinatario.

Oltre l’oggetto: psicologia e solidarietà

Ricevere un regalo poco azzeccato può talvolta generare un senso di frustrazione o l’impressione di non essere stati compresi. In questo contesto, il regifting funge da riequilibrio emotivo. L’ironia social, attraverso community dedicate alla condivisione dei regali più improbabili, ha contribuito a normalizzare il fenomeno, liberando le persone dal senso di colpa.

Parallelamente, cresce la scelta di destinare questi oggetti ad associazioni di volontariato o reti solidali di quartiere. In questo modo, il dono non gradito si spoglia della sua accezione negativa per assumere un nuovo valore sociale. Il Natale si conferma così un momento dedicato agli affetti più che all’accumulo, dove l’essenza del gesto prevale sul possesso materiale dell’oggetto.