La pressione sulle strutture ospedaliere calabresi non è alimentata soltanto dai virus influenzali stagionali.
Negli ultimi mesi, una nuova criticità sta emergendo con vigore: il ritorno del morbillo. La patologia infettiva, per lungo tempo considerata sotto controllo, sta manifestando una recrudescenza che preoccupa seriamente le autorità sanitarie locali e nazionali.
Il primato negativo della Calabria
I dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità descrivono una situazione complessa per il territorio calabrese. Nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 novembre 2025, sono stati accertati 54 casi nella regione. Sebbene Lombardia, Lazio e Sicilia presentino numeri assoluti più elevati, la Calabria detiene il primato nazionale per incidenza, con un valore di 32,2 casi per milione di abitanti.
I nodi critici: vaccini e territorio
L’aumento dei contagi è strettamente correlato alla diminuzione delle coperture vaccinali. Questa dinamica si innesta in un contesto regionale già segnato da criticità strutturali, come la carenza di presidi sanitari e la difficoltà di accesso ai servizi di prevenzione, ostacoli che colpiscono in particolar modo le comunità residenti nelle aree interne.
Segnalazioni cliniche e scenario nazionale
L’allerta resta elevata anche nelle strutture di emergenza. A Cosenza è stato recentemente individuato un caso sospetto riguardante un paziente adulto, a conferma del fatto che il virus non colpisce più esclusivamente l’infanzia, ma si diffonde tra le fasce d’età prive di protezione immunitaria.
A livello nazionale, su 485 casi confermati, l’86,7% dei soggetti contagiati non risultava vaccinato al momento dell’infezione. I numeri attuali evidenziano l’urgenza di riportare la profilassi vaccinale al centro dell’agenda sanitaria regionale per evitare che l’attuale tendenza si trasformi in una crisi gestionale ancora più profonda.



