Il comparto delle centrali a biomasse in Calabria attraversa un momento di forte incertezza. L’allarme è stato lanciato dai sindacati di categoria Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, preoccupati per le possibili ricadute occupazionali derivanti dal nuovo decreto bollette.
Al centro della contesa c’è la proposta di revisione dei Prezzi minimi garantiti (Pmg), uno strumento introdotto per stabilizzare il settore che ora rischia di essere depotenziato.
L’impatto sul territorio e l’occupazione
La Calabria riveste un ruolo centrale in questo panorama, ospitando cinque impianti attivi — tre situati nel Crotonese e due nel Cosentino — che generano una potenza complessiva di circa 140 MW. Secondo le stime sindacali, una modifica agli incentivi attuali colpirebbe duramente una filiera che garantisce il sostentamento di oltre duemila lavoratori, considerando l’occupazione diretta, quella indiretta e l’intero indotto.
Oltre al valore energetico, queste centrali rappresentano un presidio fondamentale per la manutenzione del territorio. La valorizzazione del patrimonio boschivo e l’utilizzo dei residui agricoli e forestali contribuiscono infatti alla riduzione del rischio incendi e al contrasto del dissesto idrogeologico, sostenendo l’economia delle aree rurali, in particolare tra la Sila e il Crotonese.
Un pilastro per la transizione energetica
Antonio Mangano, Antonino Mallone e Vincenzo Celi hanno sottolineato come le biomasse rappresentino una fonte rinnovabile programmabile, capace di offrire continuità energetica a differenza di altre fonti meno stabili. Si tratta di un esempio di economia circolare che trasforma lo scarto in risorsa, garantendo autonomia e sicurezza al sistema elettrico nazionale durante il delicato percorso verso la decarbonizzazione.
La richiesta di un confronto istituzionale
Le organizzazioni sindacali contestano la logica dei tagli, ritenendo che eventuali riduzioni degli oneri di sistema avrebbero un impatto quasi nullo sulle bollette dei cittadini, a fronte di un danno sociale ed economico invece gravissimo. La strada indicata per abbattere i costi energetici in modo strutturale non passa per i tagli ai sussidi, ma attraverso investimenti nell’innovazione tecnologica e nella valorizzazione delle risorse locali.
Per queste ragioni, è stato richiesto un incontro urgente al Governo e alla Regione Calabria. L’obiettivo è avviare un tavolo di confronto che possa preservare un comparto considerato strategico non solo sotto il profilo industriale, ma anche sociale e ambientale.



