Il nuovo sistema di accesso alla facoltà di Medicina finisce nel mirino delle critiche dopo la pubblicazione dei risultati relativi al semestre filtro.
Rosellina Madeo, esponente del Partito Democratico, descrive lo scenario attuale come una vera e propria disfatta, sottolineando come solo un terzo degli ammessi sia riuscito a superare tutti gli esami previsti.
La situazione ha innescato una reazione immediata da parte degli studenti esclusi, che ora si preparano a una battaglia legale.
I numeri della disfatta e il rischio ricorsi
I dati emersi delineano un quadro preoccupante per l’efficacia della riforma Bernini. Nonostante l’ampio numero di partecipanti, i criteri di selezione iniziali sembrano essere venuti meno per evitare il paradosso dei posti rimasti vuoti negli atenei. Si è giunti così a una sorta di ammissione con riserva anche per chi ha superato un solo esame su tre, una scelta che Madeo definisce illogica e dannosa per la preparazione della futura classe medica.
Questa gestione incerta ha spinto l’Unione degli Università (Udu) a scendere sul piede di guerra. Il sindacato studentesco ha già annunciato un ricorso collettivo da presentare entro il 15 gennaio, motivato dal cambiamento dei parametri di accesso a test ormai conclusi. Per molti giovani, il rischio concreto è quello di aver sprecato un intero anno accademico senza poter usufruire nemmeno dei corsi affini che avrebbero dovuto fungere da paracadute.
L’impatto sulla qualità della formazione e sul sistema sanitario
Secondo Rosellina Madeo, procedere in questa direzione rappresenta un atto di irresponsabilità politica che non tiene conto delle reali necessità degli atenei e dei pazienti. “Andare avanti dicendo che va tutto bene, considerando peraltro che la maggior parte degli studenti entrati deve recuperare più di una materia gravando sull’organizzazione degli atenei, è frutto di un atteggiamento miope e irresponsabile”, ha dichiarato l’esponente dem, evidenziando come la riforma manchi di una visione a lungo termine.
Il problema della formazione si intreccia con la crisi cronica del Servizio Sanitario Nazionale, particolarmente evidente in regioni come la Calabria. La carenza di specialisti e i turni scoperti nelle ex guardie mediche, come dimostrato dal recente caso di Schiavonea, sono segnali di un sistema in affanno. I concorsi spesso vanno deserti a causa di trattamenti economici non competitivi, che spingono i professionisti verso il settore privato o altre regioni.
Un appello per soluzioni condivise
La richiesta che arriva dal Partito Democratico è quella di un’immediata revisione della riforma, coinvolgendo tecnici ed esperti del settore per evitare che la selezione dei medici continui a procedere per tentativi. La necessità di attrarre medici di medicina generale e specialisti nel pubblico deve diventare la priorità, garantendo al contempo una selezione meritocratica che non gravi sulle spalle degli studenti.
“Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico”, conclude Madeo, auspicando un confronto serio sulla parità di trattamento economico dei medici e su un sistema di accesso che non generi smarrimento e incertezza in chi sogna di salvare vite umane.



